Si è dimesso quasi due mesi fa, subito dopo la maxi inchiesta "Rinascita Scott" che ha lambito anche il Comune di Vibo Valentia. L'ex presidente del Consiglio comunale Giuseppe Muratore rompe il silenzio e torna a parlare. Lo fa all'indomani della nostra inchiesta sulla gestione "allegra" delle commissioni consiliari di palazzo "Luigi Razza".

Lei aveva proposto una modifica del Regolamento comunale per quanto riguarda le commissioni. Cosa prevedeva esattamente?

"La mia proposta - dice Muratore - partiva dalla lettura dell'articolo del TUEL (Testo Unico degli Enti Locali, ndr) che disciplina le commissioni comunali. Questo parla di "effettiva presenza". Quindi sono andato a verificare il Regolamento di comuni simili al nostro e ho visto che non solo loro hanno inserito l'espressione "effettiva presenza", ma hanno anche specificato cosa vuol dire. Ovvero che è necessaria almeno mezz'ora di presenza se la commissione dura un'ora. Chi c'è c'è, chi non c'è il gettone non lo deve prendere. Però, in tutta questa storia, qual è il punto? Il Regolamento comunale da chi è fatto?".

Dagli stessi che prendono il gettone di presenza.

"Esatto, c'è un grande conflitto di interesse. Per questo io avevo proposto questa modifica che non entra in conflitto, anzi, è migliorativa e osserva la legge. L'ho proposto sotto Costa ma anche sotto l'amministrazione Limardo. Ma purtroppo anche questa volta mi è stato detto di no".

Da chi? E soprattutto con quali motivazioni? Avranno fornito almeno una motivazione apparente.

"Dai consiglieri. Nonostante io l'avessi proposto come presidente del Consiglio, e le commissioni dipendono dal presidente. La loro motivazione è stata che il regolamento va bene così, che uno può prendere il gettone anche per un minuto di presenza. Secondo loro lo prevede la legge, secondo me no.  È vero che tutte le leggi vanno interpretate, per carità, però...".

Aveva notato consiglieri che arrivavano spesso in ritardo, o si trattava di casi isolati?

"Le posso dire della precedente consiliatura. In quella si, l'avevo notato. E proprio perché ero presidente di prima commissione mi dava molto, molto fastidio che qualcuno arrivasse tre minuti prima della chiusura e io fossi costretto a mettergli la presenza".

Capitava che le commissioni si riunissero a volte inutilmente, e che per questo ci fosse un numero spropositato di riunioni?

"Gli argomenti da affrontare ci sono e sono anche tanti. Ma molte volte si discute di argomenti superflui. A me questo dava fastidio, perché noi con la situazione economica che abbiamo avremmo dovuto pensare a cose concrete. La gente da noi vuole risposte, chiede fatti concreti. Non apparizioni..."

Insomma ci si può anche riunire tanto, ma tutto questo lavoro deve andare ad effettivo servizio della collettività.

"Le commissioni, il Consiglio, la Giunta... tutti devono capire che dobbiamo badare alla concretezza. Avevamo un programma, bisognerebbe verificare quello che si è fatto rispetto a quanto si è promesso in campagna elettorale".

Il debito con la Regione. L'ex presidente del Consiglio comunale si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa. Il tema è quello del debito con la Regione per quanto riguarda i rifiuti. Prende l'argomento di sua iniziativa e specifica: "Le posso garantire che per quanto riguarda il debito inerente ai rifiuti, noi ne eravamo a conoscenza. Quel debito è arrivato sotto l'amministrazione Costa. E a quel tempo l'opposizione, tra cui c'era anche Giovanni Russo, attuale assessore, ha fatto il finimondo. Perché il pagamento va effettuato nell'anno in cui lo ricevi, non lo puoi rimandare. Quindi come si fa a dire 'non ne ero a conoscenza', la gente mica è stupida". Affermando anche "ho fatto bene ad andarmene". Ne approfittiamo allora per chiedergli chiarimenti sulle sue dimissioni.

Sono passati ormai due mesi, ritiene di aver fatto bene a dimettersi o sarebbe stato meglio rimanere e "combattere" dall'interno del Consiglio?

"Vede, quando si sta in un gruppo di persone bisogna andare d'amore e d'accordo. Se sei da solo e ti dicono no a tutto a quello che fai, c'è un problema. Io mi sono trovato spiazzato sin dall'inizio: osservavo alla lettera il regolamento, ho sempre avuto un atteggiamento trasparente, ho sempre discusso con tutti... ma alle mie proposte hanno sempre detto no. Allora dopo che sono arrivati gli arresti, la finanza, mi sono chiesto: ne vale la pena? Che faccio, mi scontro con un sistema che non mi vuole? E allora ho deciso di lasciare. Forse sarebbe stato meglio fare un passo indietro tutti, ora che si cominciano a risvegliare le coscienze. L'attività di Gratteri per noi cittadini è una grande sicurezza, ci dà conforto, ci fa stare più sereni".

Ma se si fossero dimessi tutti, non saremmo tornati al punto di partenza?

"Si, ma con una pulizia dell'apparato burocratico. Guardiamo agli arresti, guardiamo al fatto che la finanza è arrivata in Comune. Che significa questo? Devo continuare a stare là dentro a guardare la finanza che porta via documenti, a vedere Gratteri che arresta persone? E io vado avanti per cosa?"

Ma un altro Consiglio comunale non avrebbe trovato la stessa situazione?

"Per questo bisognava fare un passo indietro tutti quanti. Si mettevano a posto le cose e dopodiché si potevano candidare di nuovo. Magari avrebbe anche vinto di nuovo la Limardo, però facendo un figurone".

Però l'apparato burocratico sarebbe stato ancora lì in mezzo.

"Si, ma se fossero arrivati i commissari se ne sarebbero occupati loro, non noi. Noi non abbiamo le forze e le capacità per fare una cosa del genere".

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