Nuovo step nell'inchiesta sul caso Vangeli. La Dda ha chiesto e ottenuto dal gip distrettuale di Catanzaro una nuova ordinanza che reitera e appesantisce le accuse nei confronti dei due principali indiziati dell'uccisione e della scomparsa del 26enne di Scaliti di Filandari, sparito nel nulla nella notte tra il 9 e il 10 ottobre e il cui corpo non è mai stato ritrovato. Emesso un nuovo provvedimento che chiama in causa i fratelli Antonio e Giuseppe Prostamo, rispettivamente 30 e 34 anni, ritenuti dagli inquirenti i principali responsabili dell'omicidio di Francesco Vangeli.

Reiterazione delle accuse. Accolta in toto quindi la richiesta riformulata dalla Procura antimafia guidata da Nicola Gratteri e nuova applicazione della misura cautelare in carcere sia per Antonio che per Giuseppe Prostamo, al quale - questa la principale novità - viene contestato anche l'omicidio oltre a una sfilza di reati tutti aggravati dal metodo mafioso. Secondo l'accusa, i due avrebbero dapprima attirato la vittima nella loro casa a San Giovanni di Mileto con un tranello, poi l'avrebbero preso a fucilate e, ancora agonizzante, legato, messo in un sacco e gettato nel fiume Mesima. Il tutto con la complicità di altre persone allo stato ignote. Il corpo del giovane è stato verosimilmente trascinato in mare dalle correnti del Mesima e mai più ritrovato nonostante le incessanti ricerche messe in campo a più riprese dai Carabinieri.

Caccia ai complici. L'indagine è comunque tutt'altro che chiusa e punta adesso a fare luce proprio sulle complicità. E' caccia ai fiancheggiatori di un omicidio che lo stesso Gratteri ha definito "atroce". In precedenza la Dda aveva provveduto ad emettere un decreto di fermo per il solo Antonio Prostamo mentre Giuseppe era già in carcere perché arrestato per la detenzione di un'arma clandestina nel maggio scorso. L'inchiesta condotta sul campo dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Vibo aveva retto già all'esame del gip di Vibo Giulio De Gregorio che aveva disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di Antonio Prostamo confermando la gravità indiziaria e l'aggravante della metodologia mafiosa sia per l'omicidio che per la distruzione del cadavere. Il giudice vibonese aveva quindi trasmesso gli atti alla Procura distrettuale di Catanzaro che proprio nei giorni scorsi ha reiterato le accuse a carico dei due fratelli rafforzando quindi l'impalcatura accusatoria.

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