Processo a Emanuele Mancuso e alla sua rete di produzione della droga: chieste dieci condanne
Il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro Annamaria Frustaci, al termine della requisitoria dinnanzi al gup distrettuale di Catanzaro, ha chiesto la condanna per dieci imputati che hanno scelto di essere processati con rito abbreviato nell'ambito del processo scaturito dall'’inchiesta antidroga denominata “Giardini segreti” che ha scoperchiato un vasto traffico di marijuana gestito da una presunta associazione con a capo Emanuele Mancuso, l’ex rampollo dell’omonima famiglia di Limbadi che da due anni è un collaboratore di giustizia. E proprio dalle sue dichiarazioni è scaturita l’indagine che ha portato all’arresto di diverse persone.
Le richieste di condanna. Il pm antimafia Annamaria Frustaci ha invocato nell'ordine: 4 anni e 8 mesi di reclusione per Emanuele Mancuso; sette anni e 6 mesi per Giovanni Battaglia di Nicotera; sei anni e 6 mesi per Cesare e Francesco Costa di Nicotera; 7 anni e 4 mesi per Giuseppe Di Certo di Nicotera; 7 anni e 3 mesi per Giuseppe Franzè di Stefanaconi; 7 anni e due mesi per Giuseppe Navarra di Rombiolo; 7 anni e 5 mesi per Francesco Giuseppe Olivieri di Nicotera; 7 anni e 5 mesi per Valentin Ciprian Stratulat di Nicotera; 7 anni e 3 mesi per Pantaleone Perfidio di Nicotera. Stralciata la posizione di Giuseppe Olivieri (fratello di Francesco Olivieri). Altri quattro imputati saranno processati dinnanzi al Tribunale di Vibo con rito ordinario partito lo scorso 30 settembre.
Operazione “Giardini segreti”. Secondo le risultanze investigative c’era Emanuele Mancuso, il trentenne figlio del boss Pantaleone, alias “l’ingegnere”, a capo della rete di produzione e coltivazione di marijuana smantellata nello scorso mese di luglio nell’ambito del blitz condotto dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia diretta da Giorgio Grasso e dal suo vice Cristian Maffongelli che hanno agito sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro guidata dal procuratore Nicola Gratteri. Il rampollo della famiglia Mancuso, nuovo collaboratore di giustizia, ha svelato agli investigatori i particolari di un business fiorente che avrebbe fruttato oltre venti milioni di euro. In particolare Emanuele Mancuso avrebbe acquistato su un sito internet (sequestrato ed oscurato dalla polizia postale) i semi di marijuana e il fertilizzante utile per impiantare vere e proprie piantagioni di canapa indiana nel Vibonese. Nell’arco di tre anni la polizia ha sequestrato ben 26mila piante nel territorio compreso tra Joppolo, Nicotera e Capistrano. La droga veniva coltivava, prodotta ed essiccata nelle piantagioni del Vibonese ma spacciata al dettaglio in tutta Italia attraverso una capillare rete gestita dal gruppo guidato da Emanuele Mancuso.
