Emanuele Mancuso, i primi verbali del “pentito” e il business milionario della marijuana nel Vibonese

Il nuovo collaboratore di giustizia era a capo della rete che si occupava della produzione, la coltivazione e lo spaccio della marijuana. Acquistava i semi di cannabis online, li rivendeva e li coltivava generando un profitto di oltre 20 milioni di euro

di MIMMO FAMULARO

C’era Emanuele Mancuso, il trentenne figlio del boss Pantaleone, alias “l’ingegnere”, a capo della rete di produzione e coltivazione di marijuana smantellata all’alba di oggi dal blitz condotto dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia diretta da Giorgio Grasso e dal suo vice Cristian Maffongelli che hanno agito sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro guidata dal procuratore Nicola Gratteri. Il rampollo della famiglia Mancuso, nuovo collaboratore di giustizia, ha svelato agli investigatori i particolari di un business fiorente che avrebbe fruttato oltre venti milioni di euro. Le sue dichiarazioni hanno permesso di chiudere il cerchio ad un’inchiesta già ben avviata e prossima al completamento. In particolare Emanuele Mancuso avrebbe acquistato su un sito internet (sequestrato ed oscurato dalla polizia postale) i semi di marijuana e il fertilizzante utile per impiantare vere e proprie piantagioni di canapa indiana nel Vibonese. Nell’arco di tre anni la polizia ha sequestrato ben 26mila piante nel territorio compreso tra Joppolo, Nicotera e Capistrano dove recentemente è stata rinvenuta una maxi-coltivazione con circa 18mila piante. La droga veniva coltivava, prodotta ed essiccata nelle piantagioni del Vibonese ma spacciata al dettaglio in tutta Italia attraverso una capillare rete gestita dal gruppo guidato da Emanuele Mancuso.



Emanuele Mancuso

La dichiarazioni del pentito. Emanuele Mancuso si trova oggi ristretto in carcere in applicazione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Catanzaro nell’ambito dell’operazione “Nemea” contro i Soriano di Filandari. Dallo scorso 18 giugno ha iniziato a manifestare la sua volontà di collaborare con l’autorità giudiziaria ed è stato più volte ascoltato dal procuratore Gratteri e dai sostituti procuratori che si occupano delle indagini antimafia nel Vibonese. Sta riempiendo pagine e pagine di verbali “ripercorrendo le condotte illecite, fornendo un primo importante contributo dichiarativo e illustrando con puntualità e con dovizia di particolari le dinamiche afferenti al contesto associativo nel quale egli ha operato nel territorio di Nicotera e, più in generale, nel Vibonese e sul territorio nazionale in un periodo antecedente alla discovery degli atti che caratterizzano quest’inchiesta”. Per  il gip le dichiarazioni di Emanuele Mancuso sono autentiche, genuine, non inficiate da alcuna contaminazione esterna. “Faccio una premessa – spiega agli inquirenti il neo collaboratore di giustizia – mi sono sempre occupato della coltivazione in modo professionale ed ho sviluppato delle competenze specifiche”. Lo stesso Nicola Gratteri è rimasto stupito dalla competenza di Mancuso nella coltivazione della marijuana: un vero e proprio specialista del settore, quasi un agronomo. Un business milionario calcolato per difetto in oltre 20 milioni di euro. “Posso riferire che se si coltivavano 10mila piante autofiorenti il prodotto ottenuto equivale a quello ricavato a quando si coltivavano circa 500 piante grandi: 10mila piante autofiorenti producono mediamente 50 grammi di prodotto a pianta; mentre quella grandi producono 500 grammi di prodotto a pianta in media”. Il trentenne ha quindi riferito di essere un compratore abituale di semi di cannabis da un sito online con le credenziali di accesso a nome di Francesco Costa. Così riusciva ad avere dei particolari sconti e dei vantaggi: i semi acquistati online venivano rivenduti ad altri soggetti ad un prezzo superiore a quello acquistato. “In pratica – dichiara – un seme costava a me molto meno e quindi così facendo io sugli acquisti effettuati per conto di altri: ad esempio per 100 semi, se il prezzo di vendita al pubblico sul sito, era di 350 euro, per me – quale rivenditore – era di 174 euro circa più omaggi e spedizione gratis. Io a mia volta facevo uno scontro ai miei acquirenti. Vendevo loro il quantitativo di semi a 250 euro circa, guadagnavo il superplus sulla somma di 174 euro da me investita ed impiegavo il guadagno residuo per acquistare gli ulteriori semi che avrei utilizzato per le mie piantagioni. Io in pratica compravo i semi che utilizzavo con i soldi degli altri. Ricevevo un sacco di ordinativi di semi perché le persone avevano il timore di subire controlli e di acquisire i semi on line”.

Operazione-giardini-segretiI ruoli degli indagati. Mancuso era dunque il capo e il promotore dell’organizzazione. La “mente” che pianificava tutto: dall’acquisto online dei semi di canapa e di fertilizzante, alla coltivazione delle piantagioni, alla raccolta dello stupefacente, al trasporto e alla successiva cessione o vendita ai soggetti dediti all’attività di spaccio. Secondo l’indagine, sotto le sue dipendenze operavano Pantaleone Perfidio, Clemente Selvaggio e Giuseppe De Certo che avevano lo specifico compito di individuare i luoghi dove avviare la coltivazione dello stupefacente ed il reperimento di una quota parte del denaro da investire nell’operazione illecita. De Certo si occupava anche dell’organizzazione del trasporto e della consegna della marijuana agli acquirenti grossisti e della successiva attività di recupero dei crediti. Francesco e Cesare Costa si occupavano di curare e garantire gli ordinativi on line dei semi di cannabis. Francesco Giuseppe Olivieri, Giuseppe Navarra, Carlo Chimirri, Nency Chimirri pensavano alla coltivazione e all’irrigazione. Giovanni Battaglia, Valentin Ciprian Stratulat e Giuseppe Olivieri (fratello di Francesco Giuseppe) erano incaricati della pulitura e della potatura delle piante di marijuana. William Gregorio, Riccardo Papalia e Bruno Russo sarebbero i corrieri incaricati di garantire il trasporto nel Lazio e nella Puglia mentre Giuseppe Franzè e Francesco Nobili i terminali del circuito di distribuzione con il compito di immettere lo stupefacente ricevuto dai sodali sul “mercato” di Viterbo e nei comuni limitrofi. Giusy Melidoni e Giacomo Antonio Giuseppe Chirico ricoprivano i panni di acquirenti ed intermediari con il compito di pusher incaricati della distribuzione della sostanza nella provincia di Vibo.

Il decreto di sequestro. Oltre all’ordinanza di custodia cautelare, è stato emesso anche un decreto di sequestro preventivo nei confronti della sede principale e di quelle secondarie (rivenditori) della società “Giardini e Segreti sas” con sede legale a Genova. In particolare sono stati sequestrati ben sedici negozi in tutta Italia del gruppo “Hempatia”: a Genova, Ventimiglia, Savona, Alessandria, Milano, Brescia, Vasto, Acerra, Salerno, Lecce, Caltanissetta e anche Soverato. Il sito internet www.hempatia.com è stato sequestrato ed oscurato.

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