Quando si presenta domanda per l’indennità di accompagnamento, la prima domanda che ci si pone è sempre la stessa: quanto tempo ci vuole per vedere i soldi sul conto?

La risposta, come spesso accade con le pratiche gestite dall’INPS, è: dipende. Dipende dalla completezza della documentazione, dai tempi di convocazione per la visita medica, dal carico di lavoro della sede territoriale e da eventuali intoppi lungo il percorso.

Di seguito facciamo chiarezza, passo dopo passo, sulle tempistiche dalla domanda fino al pagamento effettivo, vedendo anche cosa può rallentare la pratica e cosa fare per velocizzarla.

La linea delle tempistiche: dalla domanda all’accredito

Vediamo ora l’iter completo, seguendo l’ordine cronologico delle fasi.

  1. Certificato medico introduttivo

Tutto parte dal certificato medico introduttivo, da compilare e trasmettere online solo dal medico curante o da uno specialista abilitato, al fine di evitare truffe ai danni dell’inps con la presentazione di certificati falsi.

Qui si attestano le condizioni sanitarie della persona e si richiede il riconoscimento dell’invalidità civile con eventuale diritto all’accompagnamento.

Tempistiche: questa fase è immediata, nel senso che una volta inviato il certificato, il sistema genera un numero identificativo che servirà per presentare la domanda vera e propria. Il certificato ha una validità di 90 giorni.

2. Presentazione della domanda

Entro 90 giorni dall’invio del certificato medico bisogna presentare la domanda di invalidità civile con richiesta di accompagnamento.

La domanda può essere inoltrata:

Tempistiche: l’invio è immediato, ma da questo momento iniziano i tempi di attesa veri e propri.

3. Convocazione a visita medica

Dopo la domanda, si attende la convocazione a visita presso la commissione medico-legale (ASL integrata da un medico dell’INPS).

Tempistiche medie:

  • 30-90 giorni in molte province; 
  • anche oltre 120 giorni in territori con elevato numero di richieste. 

Nei casi gravi e documentati può essere prevista una procedura accelerata, ma non è automatica.

Se la persona è allettata o impossibilitata a muoversi, si può chiedere la visita domiciliare (anche se da come leggiamo su questo articolo può diventare pericolosa).

4. Esito e verbale

Dopo la visita, la commissione redige il verbale sanitario.

Il verbale può:

  • riconoscere l’accompagnamento; 
  • negarlo; 
  • richiedere ulteriori accertamenti.

Tempistiche medie: il verbale viene generalmente pubblicato nel fascicolo previdenziale entro 30 giorni dalla visita, ma in alcune sedi possono volerci anche 60 giorni.

Finché non c’è il verbale definitivo validato dall’INPS, non si può procedere al pagamento.

5. Invio modello AP70

Una volta ottenuto il riconoscimento dell’accompagnamento, è necessario compilare il modello AP70.

Questo passaggio è fondamentale: senza AP70 non si procede alla liquidazione.

Nel modello si indicano:

  • dati anagrafici aggiornati; 
  • modalità di pagamento; 
  • eventuale delega; 
  • coordinate bancarie/postali. 

Tempistiche: l’invio è immediato, ma la lavorazione può richiedere 15-45 giorni a seconda della sede.

6. Accredito del pagamento

Una volta conclusa l’istruttoria, l’INPS dispone il pagamento.

L’indennità di accompagnamento:

  • viene erogata mensilmente; 
  • non dipende dal reddito; 
  • decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda. 

Tempistiche complessive medie: dalla domanda iniziale al primo pagamento possono passare 4-6 mesi nei casi più lineari, 7-10 mesi se ci sono rallentamenti. 

Gli arretrati vengono corrisposti insieme al primo accredito.

Cosa può allungare le tempistiche

Purtroppo non sempre il percorso è lineare. Vediamo cosa può rallentare la procedura.

1. Richiesta di integrazione documentale

Se la commissione ritiene che la documentazione medica non sia sufficiente, può chiedere integrazioni.

Questo comporta:

  • sospensione dei termini; 
  • nuovo esame;
  • ulteriore attesa. 

Anche solo questo passaggio può aggiungere 1-3 mesi.

2. Ritardi nella convocazione

In alcune province i tempi di convocazione sono molto lunghi. Il problema non dipende dalla domanda, ma dal carico di lavoro della commissione.

3. Rigetto e ricorso (ATP)

Se la domanda viene respinta, si può fare ricorso tramite Accertamento Tecnico Preventivo (ATP) davanti al giudice. Questo passaggio può allungare tutto di 8-18 mesi, ma talvolta anche oltre. In caso di esito positivo del ricorso, vengono riconosciuti gli arretrati dalla data originaria della domanda.

Come accelerare la pratica (nei limiti del possibile)

Non esistono scorciatoie magiche, ma ci sono accorgimenti che possono fare la differenza.

Presentare documentazione medica completa

È fondamentale allegare:

  • referti specialistici recenti; 
  • cartelle cliniche; 
  • certificazioni aggiornate; 
  • documentazione che dimostri la non autosufficienza. 

La commissione valuta sulla base dei documenti: più sono chiari e dettagliati, meno è probabile una richiesta di integrazione.

Compilare subito il modello AP70

Molti ritardi derivano dal fatto che il modello AP70 viene inviato settimane dopo il verbale. Meglio farlo immediatamente appena compare l’esito positivo.

Inviare una PEC di sollecito (quando serve)

Se dopo 60 giorni dal verbale positivo, oppure 30-45 giorni dall’invio dell’AP70, non si vede alcun movimento, si può inviare una PEC di sollecito alla sede INPS competente.

La PEC deve essere:

  • educata; 
  • sintetica; 
  • con indicazione del numero di protocollo. 

Non è una garanzia di accelerazione immediata, ma spesso smuove la pratica.

Un approfondimento utile

Se vuoi capire nel dettaglio quali sono i requisiti sanitari e come funziona il riconoscimento per le persone anziane, qui trovi una guida completa su come si ottiene l’accompagnamento per anziani:

https://www.risarcimentierimborsi.it/accompagnamento-per-anziani-come-si-ottiene/

Conclusioni

Nella maggior parte dei casi, se la documentazione è completa e non ci sono contestazioni, il pagamento arriva entro qualche mese. Il vero punto critico è la fase sanitaria: visita e verbale sono lo snodo centrale. Il consiglio più importante? Preparare bene la pratica fin dall’inizio. Una domanda fatta bene è già a metà strada verso il pagamento. E quando i tempi si allungano troppo, niente panico: sollecito formale e monitoraggio costante del fascicolo previdenziale possono fare la differenza.