Prosegue e si amplia l’inchiesta della Procura di Catanzaro sulla gestione dell’attività intramoenia all’interno dell’ex Azienda ospedaliera universitaria Pugliese-Ciaccio, oggi confluita nell’Azienda ospedaliero-universitaria Dulbecco. Con la nuova chiusura delle indagini preliminari il fascicolo si arricchisce di due ulteriori nomi: il direttore della struttura complessa di Ortopedia, Vincenzo Roberto Macrì, e l’infermiere Gianvito Severino, assenti nel primo filone investigativo.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i due avrebbero avuto un ruolo in un presunto meccanismo che avrebbe consentito lo svolgimento di attività libero-professionale senza il rispetto delle procedure previste dalla normativa. Al centro delle contestazioni vi sarebbero visite pagate direttamente in contanti dai pazienti, registrazioni effettuate solo in un secondo momento o soltanto parzialmente e compensi che, sempre secondo l’accusa, non sarebbero stati riversati nelle casse dell’azienda ospedaliera.

Nel provvedimento firmato dall’aggiunto Giulia Pantano e dal sostituto Domenico Assumma, a Macrì viene contestato di avere svolto prestazioni intramoenia in una struttura sanitaria privata di Caraffa di Catanzaro senza transitare attraverso l’ufficio Alpi, percependo direttamente i compensi, anche tramite un collaboratore. Nei suoi confronti vengono ipotizzati, in concorso con altri indagati, i reati di truffa aggravata ai danni dell’ente pubblico, indebita percezione dell’indennità di esclusività, accesso abusivo al sistema informatico Alpi, falso informatico e autoriciclaggio.

Per Severino, invece, la Procura sostiene che avrebbe gestito le prenotazioni, riscosso somme di denaro in contanti e favorito modalità di pagamento prive di tracciabilità, prospettando anche riduzioni del costo delle prestazioni. Gli viene inoltre contestato di avere contribuito alla registrazione successiva di alcune visite, allo scopo di attribuire una formale regolarità ad attività già eseguite.

L’indagine ruota attorno all’ipotesi dell’esistenza di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di diversi reati, tra cui truffa ai danni dello Stato, accesso abusivo ai sistemi informatici, falso informatico, peculato, riciclaggio, autoriciclaggio e violazioni tributarie. Nel registro degli indagati figurano medici, infermieri, personale amministrativo dell’ufficio Alpi e rappresentanti di società private.

Tra le posizioni principali resta quella dell’oculista Marco Scicchitano, ritenuto dagli investigatori il presunto promotore del sistema. Secondo l’accusa avrebbe organizzato visite e interventi privati gestendo direttamente prenotazioni e incassi in contanti per prestazioni non correttamente registrate, con il supporto dell’infermiera Annarita Procopio, dell’infermiere Riccardo Sperlì e di Maurizio Gigliotti, amministratore della Emmegi Hospital srl, coinvolto anche nelle contestazioni relative ad autoriciclaggio e fatturazioni.

Nel fascicolo compare anche Pasquale Critelli, amministratore di una farmacia di Tiriolo, indagato per riciclaggio. Gli investigatori gli contestano di avere movimentato, in tre occasioni, somme di denaro provenienti da Scicchitano verso la Hemmegi Hospital.

Un ulteriore capitolo dell’inchiesta riguarda il cardiologo vibonese Giampiero Maglia, accusato di avere svolto per anni attività privata nel proprio studio di Pizzo al di fuori dei canali autorizzati. Nello stesso filone sono coinvolti gli infermieri Antonio Attisani e Margherita Di Bari, oltre alla dottoressa Mafalda Candigliota, alla quale vengono contestate anche l’indebita percezione dell’indennità di esclusività e l’appropriazione di materiale sanitario successivamente reimpiegato.

Le contestazioni investono inoltre altri professionisti dell’azienda sanitaria, tra cui Giuseppe Perri, direttore dell’Oculistica, Roberto Iuliano, gastroenterologo, Giuseppe Mauro, neurochirurgo, e Antonio Billa, ginecologo, tutti accusati, a vario titolo, di avere svolto prestazioni libero-professionali al di fuori delle procedure previste o di avere posto in essere ulteriori condotte ritenute irregolari.

Sotto la lente della Procura anche il funzionamento dell’ufficio Alpi. Secondo l’impianto accusatorio, il dirigente Luigi Mancuso e le dipendenti Rossella Viscomi e Mariateresa Debora Lanatà avrebbero agevolato il presunto sistema, indirizzando i pazienti verso i medici e registrando successivamente prenotazioni e pagamenti con dati ritenuti non corrispondenti alla realtà.

Tra gli indagati figurano infine anche la Clinica Day Surgery Tomaino srls, con Giuseppe Tomaino e Caterina Floriana Candido, ed Emmegi Hospital srl, nei cui confronti la Procura ipotizza anche responsabilità amministrative dell’ente.