Undici all'abbreviato e quattro all'ordinario. Così ha deciso il gup distrettuale di Catanzaro al termine dell'udienza preliminare nei confronti dei quindici indagati coinvolti nell'inchiesta antidroga denominata “Giardini segreti” che ha scoperchiato un vasto traffico di marijuana gestito da una presunta associazione con a capo Emanuele Mancuso, l’ex rampollo dell’omonima famiglia di Limbadi che da due anni è un collaboratore di giustizia. E proprio dalle sue dichiarazioni è scaturita l’indagine che ha portato all’arresto di diverse persone. Il gup del Tribunale di Catanzaro ha disposto per il prossimo 8 ottobre l'inizio del processo con rito abbreviato nei confronti di undici dei quindici imputati. Altri quattro saranno processati dinnanzi al Tribunale di Vibo con rito ordinario a partire dal prossimo 30 settembre.

Tutti a processo. Hanno richiesto e sono stati ammessi all'abbreviato lo stesso collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso (difeso dall’avvocato Antonia Nicolini) e con lui anche il processo Giovanni Battaglia, 33 anni di Nicotera (avvocato Francesco Capria); Cesare e Francesco Costa, rispettivamente 38 e 35 anni di Nicotera (avvocato Francesco Sabatino e Francesco Capria); Giuseppe Di Certo, 26 anni di Nicotera (avvocato Francesco Capria); Giuseppe Franzè, 32 anni di Stefanaconi (avvocati Giancarlo Pittelli e Vincenzo Galeota); Giuseppe Navarra 28 anni di Rombiolo (avvocati Daniela Garisto e Giuseppe Renda); Francesco Giuseppe Olivieri, 33 anni di Nicotera (avvocato Francesco Schimio); Valentin Ciprian Stratulat, 21 anni di Nicotera (avvocato Francesco Schimio); Pantaleone Perfidio 32 anni di Nicotera (avvocato Francesco Capria); Giuseppe Olivieri (fratello di Francesco Olivieri) 37 anni di Nicotera (avvocato Francesco Schimio). Rito ordinario invece per  Clemente Selvaggio 24 anni di Vibo Valentia (avvocato Francesco Sabatino); Antonio Barbano detto Carlo 56 anni di Genova, Fulvio Esposito 53 anni di Genova; Silvio Biasol 80 anni di Genova (gli ultimi tre difesi dall’avvocato Stefano Sambugaro).

Operazione “Giardini segreti”. Secondo le risultanze investigative c’era Emanuele Mancuso, il trentenne figlio del boss Pantaleone, alias “l’ingegnere”, a capo della rete di produzione e coltivazione di marijuana smantellata nello scorso mese di luglio nell’ambito del blitz condotto dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia diretta da Giorgio Grasso e dal suo vice Cristian Maffongelli che hanno agito sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro guidata dal procuratore Nicola Gratteri. Il rampollo della famiglia Mancuso, nuovo collaboratore di giustizia, ha svelato agli investigatori i particolari di un business fiorente che avrebbe fruttato oltre venti milioni di euro. In particolare Emanuele Mancuso avrebbe acquistato su un sito internet (sequestrato ed oscurato dalla polizia postale) i semi di marijuana e il fertilizzante utile per impiantare vere e proprie piantagioni di canapa indiana nel Vibonese. Nell’arco di tre anni la polizia ha sequestrato ben 26mila piante nel territorio compreso tra Joppolo, Nicotera e Capistrano. La droga veniva coltivava, prodotta ed essiccata nelle piantagioni del Vibonese ma spacciata al dettaglio in tutta Italia attraverso una capillare rete gestita dal gruppo guidato da Emanuele Mancuso.

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