Il procuratore della Dda di Catanzaro in aula nel processo al clan Mancuso smorza i toni: "Tutto rientra nella normalità processuale". Collegio prosegue l'attività dibattimentale

di GIUSEPPE BAGLIVO

“Nessuna ragione particolare per la mia presenza oggi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia. Rappresento l’accusa nel processo insieme alla collega Marisa Manzini e come procuratore della Dda di Catanzaro è normale io vada nelle aule dei Tribunali. Se nella precedente udienza c’è stato qualche intervento sopra le righe da parte di qualche imputato, lo stesso rientra nell’assoluta normalità processuale. Siamo tranquilli così come lo sono i giudici del Tribunale e gli avvocati. Ripeto: assoluta normalità”.

Nicola Graterri e Marisa Manzini in aula a Vibo

Così il procuratore della Dda di Catanzaro, Nicola Gratteri, prima di entrare nell'aula del nuovo Tribunale di Vibo Valentia (nel palazzo di giustizia di via Lacquari) per il processo “Black money” contro il clan Mancuso, ed anche all’uscita del palazzo di giustizia. Il procuratore ha inteso così smorzare i toni - amplificati oltre ogni misura da alcuni organi di informazione neanche presenti in udienza e, peraltro, in una data temporale in cui le trascrizioni dei verbali dell'udienza neppure erano stati ancora depositati - a seguito delle esternazioni del boss Pantaleone Mancuso, detto "Scarpuni", che nella precedente udienza (quella di lunedì 10 ottobre), nel corso di dichiarazioni spontanee rese in video-conferenza, aveva duramente apostrofato il collaboratore di giustizia vibonese Andrea Mantella, "invitando" al contempo il pm Marisa Manzini a "stare zitta". (LEGGI QUI: 'Ndrangheta, Pantaleone Mancuso (Scarpuni) che si scaglia contro tutti ). Per il procuratore di Catanzaro, la Dda è “tranquilla e tutto rientra nella normalità processuale”.

Giovanni Mancuso

Le richieste dei difensori degli imputati. Non avendo il pm Marisa Manzini ulteriori richieste da fare per l'ammissione di nuove prove, è toccato ai difensori degli imputati procedere con le loro richieste. In particolare, l'avvocato Giuseppe Di Renzo ha chiesto al Tribunale - per il suo assistito Giovanni Mancuso - di ascoltare in aula il costruttore vibonese Gaetano Staropoli in ordine ai rapporti di usura raccontati da Andrea Mantella e quindi pure Francesco Patania (in relazione alla compravendita di un immobile da Staropoli), il commerciante di auto Franco Ceravolo, il boss Paolo Lo Bianco, i macellai Maisano e  Mirabello, ed infine Domenico Mantella, Cichello e Annunziata. L'avvocato Francesco Stilo, invece, per il suo assistito Antonio Mancuso (fratello di Giovanni), ha chiesto l'esame in aula del boss di San Gregorio d'Ippona, Saverio Razionale, e di Leone Soriano di Filandari, presunto boss dell'omonimo clan. La richiesta è finalizzata a chiarire i rapporti dei due con Andrea Mantella.

Antonio Mancuso

L'avvocato Stilo ha poi richiesto l'acquisizione della sentenza di condanna per tentato omicidio di Andrea Mantella nei confronti di Roberto Piccolo ed anche uno stralcio della sentenza nata dall'operazione "Odissea" che ha registrato le assoluzioni, fra gli altri, di Salvatore Sorrentino, Alessandro Ventre e Pantaleone Nicolino Mazzeo.

L'avvocato Leopoldo Marchese per l'imputato Giuseppe Mancuso (cl. '77) ha invece chiesto l'esame in aula dei collaboratori di giustizia Massimo Di Stefano (ex appartenente al clan Giampà di Lamezia che nell'inchiesta "Nuova Alba" contro il clan Lo Bianco aveva raccontato del proposito di affiliare alla 'ndrangheta Andrea Mantella) e Gennaro Pulice (pure lui di Lamezia e che ha raccontato del progetto della sua eliminazione per mano di Andrea Mantella).

Pantaleone Mancuso

Giuseppe Mancuso

L'avvocato Francesco Sabatino, difensore di Pantaleone Mancuso, alias "Scarpuni", ha chiesto al Tribunale: l'escussione di qualche responsabile del carcere di Catanzaro capace di spiegare se un detenuto in regime ordinario come Andrea Mantella avrebbe potuto incontrare negli anni '90 due detenuti in regime di "Alta sicurezza" come Luigi Mancuso e Pasquale Giampà; l'acquisizione della sentenza che condanna i vibonesi Domenico Macrì e Francesco Antonio Pardea per la tentata estorsione in danno dell'imprenditore di Triparni, Chiaromonte, su mandato del defunto boss Carmelo Lo Bianco; di sentire in aula - al fine di smentire i racconti dell'imprenditore e testimone di giustizia Salvatore Barbagallo - l'allora maresciallo della Stazione di Briatico, Antonio Cannizzaro, il direttore di alcuni lavori su Briatico, Pasquale Farfaglia, ed il tecnico del Comune di Briatico, Giacomo Pinto; ha chiesto quindi di ascoltare in aula il responsabile dell'Ufficio Tecnico del Comune di Vibo in ordine alle concessioni al porto di Vibo Marina a cui era interessato l'imprenditore Francesco Cascasi; ed infine l'acquisizione della cartella clinica, dell'ospedale di Polistena, di Santa Buccafusca, moglie di Pantaleone Mancuso, detto "Scarpuni". Tale richiesta, unitamente all'escussione in aula del primario dell'ospedale, nelle intenzioni della difesa dovrebbe servire a dimostrare che la donna ha più volte tentato il suicidio con l'acido, anche in periodi in cui il marito (Pantaleone Mancuso) si trovava detenuto.

Agostino Papaianni

L'avvocato Francesco Calabrese, sempre nell'interesse di Pantaleone Mancuso, detto "Scarpuni", ha richiesto al Tribunale l'acquisizione del certificato di detenzione del proprio assistito e dello zio Luigi Mancuso, così come ha chiesto pure l'acquisizione del certificato di morte di Domenico Campisi (ucciso a Nicotera nel giugno 2011), citato dal collaboratore di giustizia, Andrea Mantella, quale soggetto interessato ad eliminare Pantaleone Mancuso. Richiesta di acquisizione del certificato di detenzione di Luigi Mancuso anche da parte dell'avvocato Michelangelo Miceli, che difende Agostino Papaianni, il cui nominativo Andrea Mantella ha raccontato di essergli stato segnalato da Luigi Mancuso all'atto del proposito di affiliazione in carcere di Giovanni Rizzo, figlio di Romana Mancuso, sorella di Luigi.

tribunale toga aula

L'opposizione del pm Marisa Manzini. Il pubblico ministero si è opposto alle richieste delle difese, tranne all'acquisizione della sentenza definitiva dell'operazione "Nuova Alba" che riconosce l'esistenza del clan lo Bianco di Vibo Valentia. Il pm si è rimessa invece alla decisione del Tribunale in ordine all'acquisizione della sentenza del processo "Asterix", nato da un'operazione della Procura di Vibo del 2005 che ha visto fra i condannati Andrea Mantella. Alle opposizioni del pubblico ministero hanno replicato l'avvocato Francesco Sabatino, che ha ribadito il diritto alla contro-prova su argomenti introdotti dal pm (vicenda della morte di Santa Buccafusca chiesta nella precedente udienza al collaboratore Mantella), e l'avvocato Leopoldo Marchese che ha sottolineato la necessità per la difesa di sentire i collaboratori di giustizia lametini, Gennaro Pulice e Pasquale Giampà, al fine di dimostrare il riscontro negativo sulle dichiarazioni di Andrea Mantella.

martelletto-

Le decisioni dei giudici. Il Tribunale collegiale, presieduto da Vincenza Papagno, a latere i giudici Pia Sordetti e Giovanna Taricco, ha quindi ammesso l'acquisizione delle sentenze "Nuova Alba" e "Asterix", riservandosi su tutte le restanti richieste della difesa. A scioglimento della riserva delle precedenti udienze, i giudici hanno infine acquisito i documenti su alcuni rapporti fra l'imputato Antonio Prestia e l'imprenditore Salamò, e hanno  deciso che nella prossima udienza, fissata per il 24 ottobre prossimo, saranno ascoltati in aula il tecnico di parte Salvatore Mattia e Nazzareno Colace, quest'ultimo personaggio ritenuto dagli inquirenti vicinissimo al boss Pantaleone Mancuso, alias "Scarpuni".

https://www.youtube.com/watch?v=TPX6tGVN0as

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