Dalla Tangenziale Est alla Strada del Mare: le grandi incompiute della Provincia
Diversi i filoni investigativi che hanno focalizzato l'attenzione sia sull'attività politica, sia su quella amministrativa della Provincia di Vibo. Tutto è iniziato con il "caso Currò"
L'indagine sulla "Strade del Mare" rappresenta l’ultimo dei filoni investigativi avviati a seguito dell’inchiesta denominata “Odor lucri” che nel 2012 aveva portato all’accertamento di un peculato del valore di circa un milione e 300mila euro che sarebbe stato commesso dalla dipendente della Provincia di Vibo, Mirella Currò, attraverso l’emissione di falsi mandati di pagamento a favore di persone compiacenti. In tale operazione che ha coinvolto Mirella Currò sono rimasti coinvolti anche alcuni funzionari della Provincia di Vibo e sono stati sequestrati beni per un importo equivalente alla somma di cui si era indebitamente appropriata la dipendente della Provincia.
Pentolone scoperchiato. Un vero e proprio "bubbone", il caso Provincia di Vibo, l'ha quindi definito il procuratore Mario Spagnuolo, esploso all'improvviso e che ha scoperchiato un "vaso di Pandora" di proporzioni spaventose. Da quell'inchiesta sono scaturiti altri filoni investigativi, tutti finalizzati alla complessiva verifica del corretto uso e della destinazione delle risorse pubbliche gestite dall’ente Provincia. Lavoro duro e straordinario per la Guardia di Finanza di Vibo Valentia coordinata dal pm Michele Sirgiovanni. Una lavoro che ha prodotto altre indagini ed altre inchieste.

La Tangeziale est. In questo quadro si inseriscono infatti l’indagine sulla “Tangenziale est” che avrebbe dovuto collegare Vibo e Stefanaconi all'imbocco per Sant'Onofrio bypassando da sotto il castello di Vibo, e che si è conclusa con la denuncia di diversi tra funzionari e dipendenti in servizio negli uffici della Provincia di Vibo Valentia, imprenditori e professionisti per i reati di truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e disastro colposo, con il sequestro di un tratto di strada di oltre due chilometri e mezzo e la segnalazione alla Corte dei Conti di un’ipotesi di danno erariale per circa 7 milioni e mezzo di euro.
"Bis in idem". L’indagine denominata “Bis in idem” ha consentito invece di svelare, ad avviso degli inquirenti, una truffa da oltre 30 milioni di euro legata all’illecita gestione di fondi destinati a sostegno delle crisi aziendali ed occupazionali e che ha portato, a suo tempo, all’esecuzione di nove arresti e di quattro misure interdittive a carico di imprenditori e funzionari pubblici per i reati di falso e truffa aggravata, con il sequestro di beni su tutto il territorio nazionale. L'inchiesta, scattata nel maggio 2014.
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La altre indagini. La Procura ha aperto poi altre inchieste sulla Provincia di Vibo. Una riguarda l’indagine sull’irregolare affidamento di appalti per la fornitura di servizi ad una ditta riconducibile ad un ex consigliere della Provincia, con la denuncia per abuso di ufficio di cinque tra funzionari e dipendenti dell’ente ed imprenditori. L’altra è relativa alle irregolarità nell’assegnazione dei fondi in favore dei Gruppi consiliari della Provincia e che ha portato all'iniziale denuncia di 37 soggetti tra rappresentanti dell’ente, dirigenti di settore e revisori dei conti per ipotesi di reato che andavano dal peculato all’abuso d’ufficio sino al falso ideologico in atto pubblico. I successivi passi dell'inchiesta hanno portato alla richiesta di archiviazione per la maggior parte degli originari indagati ed alla richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di 7 indagati .
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