Colpo al “tesoro” dei Piscopisani, sequestrato un patrimonio di 2,5 milioni (VIDEO)

Ecco l’elenco dei beni mobili ed immobili finiti nel mirino della Dda di Catanzaro. Sigilli anche al noto locale “Mamma non vuole”

Dopo l’ordinanza di custodia cautelare e l’avviso di conclusioni indagini, arriva il decreto di sequestro. Nuovo step dell’inchiesta sfociata nell’operazione “Rimpiazzo” e nuovo scacco al clan dei Piscopisani. Stavolta la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro diretta dal procuratore Nicola Gratteri ha colpito al cuore il gruppo emergente della ‘ndrangheta vibonese aggredendone il “tesoro” ritenuto dagli inquirenti provento delle attività illecite. Ad eseguire il provvedimento ci hanno pensato gli investigatori delle Squadre Mobili di Vibo, Catanzaro, Bologna e del Servizio centrale operativo di Roma che hanno condotto sul campo le indagini ricostruendo dettagliatamente il flusso di denaro. Il valore dei beni sequestrati ammonta complessivamente a 2,5 milioni di euro.




L’elenco dei beni sequestrati. In particolare il provvedimento ablatoria cautelare ha riguardato numerosi beni mobili e immobili, nonché società, appartamenti e imprese individuali ubicati nelle province di Vibo e di Roma. Colpiti dal provvedimento di sequestro finalizzato ad una successiva confisca le quote societarie della “Ritadele sas” riconducibili a Giovanni Battaglia, 37 anni di Vibo Valentia (detenuto); numerosi fabbricati e terreni nonché l’intero patrimonio aziendale della “Brogna Auto” di Vibo Valentia di proprietà di Giuseppe Brogna, 62 anni, di Vibo (detenuto); un appartamento e diversi terreni siti nel territorio di San Gregorio d’Ippona riconducibili a Stefano Farfaglia, 37 anni di Vibo (detenuto); alcuni fabbricati e l’intero patrimonio aziendale del panificio “San Pio” di Ionadi, riconducibile a Nazzareno Fiorillo, 65 anni di Vibo (detenuto); diversi appartamenti ubicati tra le province di Vibo e di Bologna ed intestati a Maria Concetta Immacolata Fortuna, 62 anni di Piscopio; il “Baretto” di piazza San Michele a Piscopio di proprietà di Nazzareno Galati, 31 anni di Vibo Valentia e il noto locale “Mamma non vuole” di piazza Morelli a Vibo Valentia di proprietà di Benito La Bella, 32 anni, al quale sono stati sequestrati anche un’autovettura di proprietà e un appartamento.

Operazione “Rimpiazzo”. Il provvedimento rientra quindi nell’ambito della maxi inchiesta “Rimpiazzo” che aveva portato all’arresto lo scorso 9 aprile dei presunti capi, gregari e semplici affiliati del clan dei Piscopisani, indagati a vario titolo per i reati di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento, favoreggiamento personale, detenzione e porto illegale di armi ed esplosivi, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti e intestazione fittizia di beni, tutti aggravati dal metodo mafioso. Il decreto di sequestro, emesso a conclusione di complesse indagini, costituisce il frutto di accertamenti patrimoniali che hanno permesso di riscontrare l’esistenza di una totale sproporzione tra i redditi dichiarati e i patrimoni effettivamente detenuti. Alcuni indagati, sebbene formalmente titolari di un reddito inferiore a quello che secondo le stime Istat gli avrebbe potuto garantire il minimo sostentamento familiare, sono risultati titolari di beni il cui valore era totalmente sproporzionato e che si ritengono acquisiti mediante l’impiego di risorse economiche derivanti dalle attività illecite. Secondo l’accusa, i “Piscopisani” avrebbero “rimpiazzato” (da qui il nome dell’operazione”) sul territorio (in particolare a Vibo Marina) i Mancuso imponendo il loro controllo del territorio. Attraverso le estorsioni e le rapina avrebbero ottenuto le risorse da reinvestire nel traffico di cocaina e, quindi, avrebbe “ripulito” il denaro sporco accumulando un patrimonio milionario attraverso l’acquisto di appartamenti, fabbricati, quote societarie e attività commerciali messe nel mirino dagli specialisti dello Sco fino al sequestro di 2,5 milioni di euro eseguito nella giornata di oggi.

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