I legami tra i Soriano ed Emanuele Mancuso, la gioielleria svaligiata e l’agguato al boss di Zungri

Tra i fermati  dell’operazione “Nemea” c’è il figlio di Pantaleone Mancuso, accusato anche del furto alla gioielleria di Nicotera. Leone Soriano voleva invece uccidere Peppe Accorinti 

Tra i sette destinatari del provvedimento di fermo eseguito nell’ambito dell’operazione “Nemea” contro il clan Soriano di Filandari, c’è anche Emanuele Mancuso, 30 anni, figlio del boss Pantaleone Mancuso, alias “l’ingegnere” che i carabinieri hanno fermato nel cuore della notte a Villa San Giovanni. A suo carico emergono gravi reati e i carabinieri lo indicano, tra l’altro, come uno degli autori del furto in danno ad una gioielleria di Nicotera avvenuto lo scorso mese di gennaio.

Emanuele Mancuso

Il furto alla gioielleria. Sotto questo profilo è accusato, in concorso con altri soggetti in via di identificazione, del furto perpetrato ai danni della gioielleria di proprietà di Emanuele Filiberto Limardo, svaligiata nel cuore della notte tra il due ed il tre gennaio scorso. Un colpo che garantì agli autori un bottino addirittura di 100 mila euro tra gioielli e preziosi di vario genere. Secondo le indagini i ladri si sono intrufolati all’interno da una finestra laterale facendo razzia dei gioielli che si trovavano negli espositori. Gli inquirenti contestano a Mancuso anche l’aggravante di aver comemsso il fatto attraverso l’utilizzo della violenza sulle cose.

I danneggiamenti ai Castagna. Il furto alla gioielleria non l’unica accusa rivolta ad Emanuele Mancuso e non è neanche quella principale. Il suo nome è infatti ricorrente tra i capi di imputazione del provvedimento di fermo. Il 30enne è infatti accusato di una serie di intimidazioni perpetrate ai danni dell’imprenditore Antonino Castagna e dell’intimidazione contro la saracinesca del distributore di benzina dei Pasqua a Filandari. Il 13 febbraio scorso avrebbe compartecipato materialmente all’ultimo della serie di attentati rivolti contro la famiglia Castagna: la bomba-carta lanciata nel giardino di casa. Per gli investigatori sarebbe l’esecutore materiale unitamente a Francesco Parrotta, ritenuto il “braccio armato” della famiglia Soriano.

Giuseppe Soriano

I rapporti tra Emanuele Mancuso e Giuseppe Soriano. Appare inedito il legame che lega i Soriano ai Mancuso. Un particolare spiegato chiaramente dal procuratore aggiunto Bombardieri che ha limitato i contatti tra le due consorterie ai soli rapporti personali tra i “rampolli” delle due famiglie: Emanuele Mancuso da una parte e Giuseppe Soriano, nipote di Leone e figlio di Graziella Silipigni dall’altra. Gli inquirenti hanno “censito” i fatti: la “compartecipazione” di Emanuele Mancuso ai danneggiamenti a scopo estorsivo nei confronti di Castagna e la volontà di voler pagare le spese legali a Giuseppe Soriano, arrestato qualche settimana fa dopo essere stato trovato in possesso di un ingente quantitativo di droga. Secondo quanto appurato dagli inquirenti il figlio di Pantaleone Mancuso si sarebbe offerto per pagare le spese legali al nipote di Leone Soriano.

Leone Soriano
Giuseppe Accorinti
Giuseppe Accorinti

L’agguato al boss di Zungri. Altro particolare che emerge dall’inchiesta riguarda la preparazione di un agguato ai danni di Giuseppe Accorinti, il presunto boss di Zungri che da sorvegliato speciale ha scelto di dimorare proprio a Filandari, nel “feudo” dei Soriano. Una presenza che – secondo l’inchiesta – non sarebbe stata gradita più di tanto da Leone Soriano che addirittura avrebbe telefonato ai carabinieri per indicare il luogo dove rintracciare il presunto boss che si era reso ad un certo punto irreperibile. La presenza a Filandari di Accorinti era ritenuta evidentemente come una sorta di “ingerenza” sul territorio. Da qui l’idea di eliminarlo dalla scena anche con un attentato dinamitardo e per questo avrebbe iniziato a pianificare il progetto unitamente al suo “luogotenente” Francesco Parrotta e al nipote Giuseppe Soriano che avrebbero tenuto d’occhio gli spostamenti di Accorinti. (mi.fa.)

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