'Ndrangheta, il gip su Mantella: "Elevatissima attendibilità". Tremano i "colletti bianchi"
Supera il primo esame il pentito vibonese che dal 4 maggio scorso collabora con la Dda. La sua collaborazione è ritenuta dal giudice distrettuale "credibile e genuina"
di MIMMO FAMULARO
Pagine e pagine di verbali ricche di racconti inediti, accuse pesanti e retroscena che fanno tremare non solo le cosche, ma anche e soprattutto i colletti bianchi. Gli insospettabili che hanno fatto il patto con il diavolo e che ora rischiano di essere "smascherati" da Andrea Mantella, il super pentito della 'ndrangheta vibonese. La sua collaborazione è ufficialmente partita lo scorso 4 maggio. In 180 giorni ha dichiarato tutto ciò che sapeva sulla 'ndrangheta nel Vibonese e non solo, si è autoaccusato di diversi omicidi e ha accusato i suoi sodali e i suoi rivali. I magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro hanno verbalizzato tutto e lo scorso 14 dicembre hanno fatto scattare la prima operazione. L'inchiesta denominata "Conquista" che, di fatto, trae spunto proprio dalle dichiarazioni fornite agli inquirenti da Andrea Mantella. I carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo Valentia, coordinati dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Camillo Falvo, hanno ricostruito in 400 pagine un vero e proprio spaccato criminale ed, in particolare, due omicidi, quello di Raffaele Cracolici, alias “Lele Palermo”, e di Domenico Di Leo, detto “Micu i Catalanu”, avvenuti rispettivamente nel maggio e nel luglio del 2004. Così i primi a finire nei guai sono stati i Bonavota.
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Alla "sbarra". In particolare in carcere sono finiti Domenico Bonavota, ritenuto il capo dell'ala militare del clan, Onofrio Barbieri, considerato una sorta di luogotenente, Giuseppe Lopreiato e Domenico Febbraro, accusati di avere legami con la potente famiglia di Sant'Onofrio. Nei loro confronti il gip distrettuale di Catanzaro Pietro Carè ha applicato proprio qualche giorno fa una nuova misura cautelare “riservandosi ad un più approfondito esame la decisione in merito alla richiesta di applicazione ex novo della custodia cautelare in carcere nei confronti di altri quattro indagati". Si tratta di Francesco Fortuna (già detenuto per l'omicidio Di Leo), Vincenzino Fruci, Pasquale e Nicola Bonavota. Come dire siamo solo al primo tempo di una partita che non è ancora finita. Ma al di là dell'aspetto investigativo, l'inchiesta sui Bonavota di Sant'Onofrio si è rivelata importante sotto un altro profilo che il procuratore capo della Dda di Catanzaro Nicola Gratteri ritiene fondamentale: “Sondare l'attendibilità del collaboratore di giustizia Andrea Mantella”
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I racconti di Mantella. Una risposta eloquente a questo interrogativo arriva proprio dal gip distrettuale di Catanzaro, Pietro Carè, nelle 38 pagine che costituiscono l'ordinanza di applicazione della nuova misura cautelare emessa nei confronti di Domenico Bonavota, Onofrio Barbieri, Giuseppe Lopreiato e Domenico Febbraro. Il giudice ritiene infatti “elevatissima” l'attendibilità di Andrea Mantella e sottolinea anche la “genuinità del suo patrimonio conoscitivo”. Le dichiarazioni del pentito costituiscono, quindi, un “solido riscontro alla chiamata in correità connotata dai requisiti della precisione, della coerenza e della spontaneità”. Il collaboratore di giustizia si è infatti attribuito la responsabilità sia dell'omicidio Cracolici che di quello di Di Leo. Nel primo ha chiamato in causa Francesco Fortuna, Francesco Scrugli (deceduto), Onofrio Barbieri quali esecutori; se stesso e Domenico Bonavota in appoggio logistico; Nicola e Pasquale Bonavota come ulteriori mandanti. Nel caso dell'agguato a Di Leo, Mantella ha individuato quali esecutori Francesco Scrugli, Francesco Fortuna e se stesso; Nicola Bonavota per l'avvistamento dell'obiettivo ed il recupero del gruppo di fuoco; Onofrio Barbieri e Domenio Bonavota in appoggio logistico”.
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"Pentito credibile e genuino". E' proprio nel capitolo dedicato all'assassinio dell'ex braccio armato dei Bonavota, “Micu i Catalanu” che il gip promuove Mantella ritenendolo altamente credibile: “L'elevatissima attendibilità del collaboratore oltre che la genuinità del suo patrimonio conoscitivo – scrive – risultano confermati, da ultimo, dalla circostanza che già nel corso dell'interrogatorio del 4 maggio 2016 costui ha indicato in Francesco Scrugli il componente del gruppo di fuoco che insieme a Francesco Fortuna ha portato a termine l'assassinio di Di Leo allorquando non erano ancora noti gli esiti – pervenuti solo il successivo 25 maggio – dalla comparazione (positiva) tra il patrimonio genetico di Scrugli e le ulteriori tracce di Dna repertate sui guanti in lattice rinvenuti nell'auto utilizzata dai killer”.
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Primo esame superato. Andrea Mantella ha quindi superato il primo esame. Un punto in più sulla sua personalissima “patente di credibilità” che guiderà Nicola Gratteri e i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro verso altre operazioni antimafia ormai pronte a scattare. L'impressione è che con il pentimento di Mantella e quello precedente di Raffaele Moscato, sia ormai giunta l'ora dei conti per le cosche che hanno insanguinato il Vibonese negli ultimi anni e per tutti quei “colletti bianchi” che, scendendo a patti con la 'ndrangheta, hanno contribuito a dissanguare il tessuto produttivo ed economico di un intero territorio.
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