Indagini serrate da parte della polizia che ha preso in "mano" il caso al momento di competenza della Procura di Vibo Valentia. Si scava nel recente passato della vittima

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di GIUSEPPE BAGLIVO

Si scava nel passato della vittima ed al lavoro da mercoledì sera ci sono gli uomini del commissariato di polizia di Serra San Bruno, con il dirigente Valerio La Pietra, ed i poliziotti della Squadra Mobile di Vibo Valentia diretti da Tito Cicero e dal suo vice Marco De Bartolis. Le indagini sull'omicidio del 59enne Salvatore Scrivo sono passate quindi alla polizia, anche se sul luogo dell'agguato, nell'immediatezza del fatto di sangue, si erano portati per i rilievi anche i carabinieri della Compagnia di Serra San Bruno.

Tribunale Vibo Valentia 2

L'autopsia e la competenza. Non si conoscono ancora i risultati dell'esame autoptico affidato dal pm della Procura di Vibo Valentia, Concettina Iannazzo, al medico legale. Il caso viene in ogni caso seguito dalla Procura di Vibo ed al momento non vi è stata alcuna trasmissione del fascicolo alla Dda di Catanzaro. Solo elementi concreti forniti dagli investigatori all'autorità giudiziaria vibonesi, e capaci di inserire il delitto all'interno di un contesto di criminalità organizzata, permetterebbero alla Procura di Vibo di "spogliarsi" della competenza a coordinare le indagini e quindi a trasmettere, per competenza funzionale, il fascicolo sull'omicidio alla Dda di Catanzaro. Al momento, però, nulla di tutto questo è avvenuto. Di certo vi sono, allo stato, i cinque colpi di pistola calibro 7,65 esplosi contro Salvatore Scrivo.

Salvatore Scrivo

Il silenzio delle armi quasi trentennale a Serra-città per personaggi di spessore. Nell'omicidio di Salvatore Scrivo colpisce in ogni caso una particolarità di non poco conto: a Serra San Bruno-città (via Giuseppe Pisani, sul rettilineo della strada che esce dal paese in direzione di Mongiana) si è rotto un "silenzio" che durava da quasi 30 anni. Le armi da fuoco non colpivano infatti a morte un personaggio di spessore della criminalità da almeno tre decenni. Tralasciando infatti il duplice omicidio di Angelo Cravé e del cognato Giuseppe Campese, avvenuto il 18 febbraio 2008 ma per motivi legati ad una vecchia servitù di passaggio fra due proprietà confinanti, e tralasciando la scomparsa del giovane Andreacchi e la recente faida fra i Vallelunga alleati al "locale" di Soverato (clan Sia e Tripodi) ed i "locali" di Guardavalle-Monasterace e Stignano (clan Gallace, Ruga e Leuzzi), a Serra San Bruno-paese non si sparava più da circa 30 anni nei confronti di un personaggio ritenuto dagli investigatori come di rilievo nell'ambito della criminalità. E che Salvatore Scrivo fosse un personaggio di spessore della criminalità (attuale o meno è ancora da accertare) lo dimostra il suo coinvolgimento e la condanna (9 anni in primo grado, 6 anni in appello) rimediata per aver fatto parte, con un ruolo non secondario, di un'organizzazione criminale dedita al narcotraffico internazionale unitamente a uomini di primo piano dei clan del Reggino: il clan Alvaro di Sinopoli e Cosoleto, nel caso di specie.

polizia arresti

Le dichiarazioni di Taverniti. A parlare di Salvatore Scrivo era stato negli scorsi anni il collaboratore di giustizia Enzo Taverniti di Gerocarne, alias "Il Cinghiale". Il pentito aveva riferito alla Squadra Mobile di Catanzaro che alla cerimonia di affiliazione alla ‘ndrangheta del boss delle Preserre vibonesi (Ariola, Savini di Sorianello e cone limitrofe) Bruno Emanuele,  avrebbero partecipato: Antonio Altamura ( indicato dagli inquirenti come lo storico boss a capo del "Locale di Ariola"), “il mastro di giornata” Francesco Gallace (poi ucciso nella strage di Ariola il 25 ottobre 2003), Giuseppe Loielo, Salvatore Scrivo ed Alberto Emanuele, quest’ultimo cugino del “battezzato” e presunto appartenente, insieme a Scrivo, alla “società di Serra San Bruno”. Il pentito Taverniti, dunque, collocava la vittima come un appartenente alla "società di 'ndrangheta" di Serra San Bruno, ma le sue dichiarazioni sul punto non sono mai state approfondite dagli investigatori e, soprattutto, non sono bastate per muovere a carico di Scrivo o Alberto Emanuele alcuna accusa di partecipazione ad un'associazione mafiosa. Nessun elemento, quindi, per collocare con certezza la vittima come vicina al clan Emanuele, nè tantomeno al clan che storicamente e tuttora domina la "società di 'ndrangheta" di Serra San Bruno ovvero quello dei Vallelunga.

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