Omicidio Ripepi a Piscopio, condanna a ventuno anni di carcere per l'ex cognato
Il gup del Tribunale di Vibo Valentia Marina Russo ha condannato a 21 anni di carcere e a sei mila euro di multa Giuseppe Carnovale, il 50enne di Piscopio accusato dell'omicidio dell'ex cognato Massimo Ripepi, ucciso a colpi di pistola nell'ottobre del 2018 in via Regina Margherita, davanti a un circolo privato, pieno centro abitato della popolosa frazione di Vibo Valentia. Il pm della Procura di Vibo Corrado Caputo aveva chiesto una pena a 18 anni di reclusione a margine della requisitoria di qualche settimana fa nel corso del processo avvenuto con rito abbreviato.
L’omicidio. Su quanto accaduto in via Regina Margherita a Piscopio all’ora di pranzo di una domenica di ottobre del 2018 hanno indagato congiuntamente i carabinieri della Compagnia di Vibo guidati dal capitano Gianfranco Pino (con l’ausilio del comandante del Nucleo operativo Luca Domizi) e gli investigatori della polizia allora coordinati dal vice capo della Squadra Mobile Cristian Maffongelli. Secondo quanto emerso dai rilievi effettuati sul posto, l’omicidio ha seguito due distinte fasi. La prima si è svolta in un circolo ricreativo dove Massimo Ripepi si era recato nella tarda mattinata di domenica per giocare a carte. E’ qui che il “killer” è entrato a volto scoperto facendo fuoco più volte e ferendo il 42enne alla gambe. La vittima ha avuto il tempo di alzarsi dalla sedia e tentare la fuga ma una volta arrivato in strada è stramazzato al suolo dove poi è stato trovato dai carabinieri intervenuti sul posto in seguito ad una chiamata al 112 da parte di un residente che aveva udito i colpi d’arma da fuoco. Nove bossoli trovati, due colpi di pistola sparati alle gambe ed uno (probabilmente fatale) alla schiena, nella zona del rene. Così è stato ucciso Massimo Ripepi. A premere il grilletto è stato quindi l’ex cognato Giuseppe Carnovale che una volta compiuto l’agguato si sarebbe dileguato in auto rendendosi irreperibile. La vettura di sua proprietà è stata rintracciata dalla polizia nei pressi dell’abitazione con in vetri aperti e il motore ancora tiepido. Di lui nessuna traccia fino a quando si è consegnato, insieme al suo avvocato, negli uffici del Comando provinciale dei carabinieri di Vibo, dove ha confessato di essere stato lui l’autore del delitto.
