di MIMMO FAMULARO

"La sanno tutti che il ragazzo non c'entra nulla, questo è un abuso. Metto quattro avvocati". Sono le parole pronunciate in dialetto da Giuseppe Carnovale, il 48enne di Piscopio accusato dell'omicidio dell'ex cognato Massimo Ripepi, ucciso domenica scorsa a colpi di pistola. Il ragazzo al quale si riferisce è il nipote e figlio della vittima Michele Ripepi, 18 anni, anche lui destinatario di un provvedimento di fermo. Secondo gli inquirenti avrebbe avuto un ruolo nell'agguato "spalleggiando" il killer nelle fasi concitate della fuga. All'uscita dalla caserma dei carabinieri, lo zio ha voluto sottolineare ad alta voce rivolgendosi prima ai familiari e poi agli stessi militari che lo stavano portando in auto che suo nipote è innocente. Al team di investigatori formato da carabinieri e polizia che lo hanno interrogato per diverse ore nel pomeriggio di ieri ha detto di aver sparato ma senza l'intenzione di voler uccidere. Ha provato a scagionare il nipote e ad assumersi tutte le responsabilità dell'agguato, ma più di qualcosa nel suo racconto non ha convinto e nel tardo pomeriggio in caserma è dunque arrivato, accompagnato dai carabinieri, anche il 18enne Michele Ripepi nei confronti del quale erano già emersi precisi elementi di complicità e la cui posizione è al vaglio degli inquirenti per ulteriori approfondimenti. Intanto il giovane si trova, come lo zio, in carcere a Vibo Valentia e nelle prossime ore comparirà davanti al gip per la convalida del fermo.

La ricostruzione dell'agguato. Su quanto accaduto in via Regina Margherita a Piscopio domenica all'ora di pranzo hanno indagato e continuano a farlo congiuntamente i carabinieri della Compagnia di Vibo guidati dal capitano Gianfranco Pino (con l'ausilio del comandante del Nucleo operativo Luca Domizi) e gli investigatori della polizia coordinati dal vice capo della Squadra Mobile Cristian Maffongelli. Secondo quanto emerso dai rilievi effettuati sul posto, l'omicidio ha seguito due distinte fasi. La prima si è svolta in un circolo ricreativo dove Massimo Ripepi si era recato nella tarda mattinata di domenica per giocare a carte. E' qui che il killer è entrato - pare a volto scoperto - facendo fuoco più volte e ferendo il 42enne alla gambe. La vittima ha avuto il tempo di alzarsi dalla sedia e tentare la fuga ma una volta arrivato in strada è stramazzato al suolo dove poi è stato trovato dai carabinieri intervenuti sul posto in seguito ad una chiamata al 112 da parte di un residente che aveva udito i colpi d'arma da fuoco.

I rilievi. Nove bossoli trovati, due colpi di pistola sparati alle gambe ed uno (probabilmente fatale) alla schiena, nella zona del rene. Così è stato ucciso Massimo Ripepi.  A premere il grilletto è stato quindi l'ex cognato Giuseppe Carnovale che una volta compiuto l'agguato si sarebbe dileguato in auto rendendosi irreperibile. La vettura di sua proprietà è stata rintracciata dalla polizia nei pressi dell'abitazione con in vetri aperti e il motore ancora tiepido. Di lui nessuna traccia fino ad ieri pomeriggio quando si è consegnato, insieme al suo avvocato, negli uffici del Comando provinciale dei carabinieri di Vibo, dove ha confessato di essere stato lui l'autore del delitto. Carabinieri e polizia che stavano procedendo su due binari paralleli e convergenti lo stavano braccando e avevano stretto il cerchio dell'indagini alla sfera familiare.

Il movente. Per gli inquirenti si tratta di un omicidio premeditato e maturato proprio nel contesto familiare. I dissidi tra la vittima ed il suo carnefice erano già emersi nello scorso mese di agosto dopo il danneggiamento di un'auto ed un discussione avvenuta all'interno della caserma dei carabinieri. Un particolare tornato di stretta attualità dopo l'omicidio di domenica scorsa. Come l'agguato avvenuto a giugno dello scorso anno quando Ripepi venne attinto da colpi di pistola sparato dall'altro figlio minorenne nel quartiere Affaccio. Il delitto è dunque il frutto di un escalation che non si è mai fermata ed è proseguita tra diverbi continui, minacce ed aggressioni. Il risentimento di Carnovale nei confronti dell'ex cognato, accusato di maltrattamenti in famiglia, ha portato all'epilogo finale di una storia sfociata in tragedia. La pistola non è stata trovata ma l'inchiesta non è chiusa e i sospetti degli inquirenti si concentrano sull'area familiare con l'intento di capire che ha coperto o favorito l'irreperibilità del 48enne.

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