Si chiude con la conferma delle assoluzioni il giudizio di secondo grado relativo a una parte dell’inchiesta “Declino”, l’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria che aveva acceso i riflettori su presunti collegamenti e attività di supporto riconducibili alla latitanza di Domenico Crea, considerato dagli investigatori una figura di vertice dell’omonima cosca della Piana di Gioia Tauro.

La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha infatti rigettato l’impugnazione proposta dalla pubblica accusa, confermando integralmente la decisione pronunciata nel dicembre scorso dal giudice per l’udienza preliminare. Tra le posizioni esaminate vi era anche quella di Luigi Mancuso, originario di Limbadi e ritenuto dagli organi investigativi uno dei principali esponenti della criminalità organizzata vibonese, assolto già in primo grado dalle contestazioni formulate nei suoi confronti.

Luigi Mancuso

La pronuncia è stata emessa dalla prima sezione penale della Corte reggina, che ha ritenuto di non modificare il quadro delineato dal gup all’esito del rito abbreviato. Le ragioni che hanno portato alla conferma della sentenza saranno rese note con il deposito delle motivazioni, previsto entro novanta giorni.

Al centro del procedimento vi era l’ipotesi accusatoria secondo cui alcuni soggetti avrebbero favorito, con differenti modalità e livelli di coinvolgimento, la permanenza in clandestinità di Domenico Crea. Per quanto riguarda Mancuso, gli inquirenti avevano ipotizzato un ruolo nell’ambito di questa presunta attività di supporto. Una ricostruzione che, tuttavia, non ha trovato accoglimento né davanti al giudice dell’udienza preliminare né successivamente davanti alla Corte d’Appello.

La vicenda giudiziaria aveva registrato un primo passaggio favorevole all’imputato già durante la fase cautelare. In quella circostanza il Tribunale del Riesame aveva infatti annullato il provvedimento restrittivo disposto nei suoi confronti, ritenendo insussistenti i presupposti per il mantenimento della misura.

Oltre alla posizione di Luigi Mancuso, la Corte ha confermato le assoluzioni anche per gli altri imputati coinvolti nel medesimo troncone processuale celebrato con rito abbreviato. Restano quindi ferme le decisioni già adottate nei confronti di Pantaleone Dimundo, Pasquale Gallone, Salvatore Gallone, Michele Rottura e Antonino Rottura.

La sentenza rappresenta un passaggio rilevante nell’ambito dell’operazione “Declino”, poiché consolida il giudizio già espresso in primo grado e chiude il confronto processuale davanti ai giudici di merito con una doppia valutazione conforme. Per conoscere nel dettaglio le argomentazioni che hanno portato al rigetto dell’appello della Dda sarà ora necessario attendere il deposito delle motivazioni, che offriranno un quadro più completo delle valutazioni compiute dalla Corte reggina.