Notizie riservate in cambio di favori e utilità: chiuse le indagini per poliziotto e imprenditore (NOMI)
La Procura di Catanzaro contesta a un ispettore della Questura e a un imprenditore i reati di accesso abusivo a sistema informatico e corruzione. Al centro dell'inchiesta presunti controlli illeciti nello Sdi
La Procura della Repubblica di Catanzaro ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di un ispettore della Polizia di Stato in servizio alla Squadra Volanti della Questura del capoluogo e di un imprenditore del Catanzarese, accusati, a vario titolo, di accesso abusivo a sistema informatico e corruzione.
L'indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Giulia Pantano e dal sostituto procuratore Saverio Sapia, riguarda fatti che si sarebbero verificati tra il 2021 e il 2025. Destinatario dell'avviso è Simone Cortese, 39 anni, originario di Chiaravalle Centrale e residente a Montepaone, che lo scorso febbraio era stato raggiunto da una misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, successivamente sostituita dal giudice con la sospensione dall'esercizio delle funzioni pubbliche.
Secondo l'ipotesi accusatoria, l'ispettore avrebbe effettuato numerosi accessi allo Sdi, il Sistema d'indagine interforze riservato alle forze dell'ordine, senza che vi fossero esigenze legate all'attività di servizio. Gli investigatori contestano circa 150 interrogazioni della banca dati, attraverso le quali sarebbero state acquisite informazioni riguardanti familiari, conoscenti, professionisti e altri soggetti, talvolta per mera curiosità e, in altri casi, nell'interesse dell'imprenditore Paolo Paoletti.
L'inchiesta trae origine da un diverso procedimento che aveva coinvolto proprio Paoletti, titolare di una catena di supermercati nel Catanzarese e condannato in primo grado nel processo "Ergon" per sfruttamento dei lavoratori. Analizzando il telefono cellulare dell'imprenditore, gli investigatori avrebbero ricostruito un rapporto di lunga data con il poliziotto e una serie di conversazioni ritenute rilevanti ai fini delle nuove contestazioni.
Per la Procura, Cortese avrebbe eseguito verifiche su targhe e persone richieste dall'imprenditore ricevendo, quale contropartita, diverse utilità. Tra queste figurerebbero l'assunzione di un proprio familiare presso un'attività riconducibile a Paoletti, oltre a sconti sugli acquisti e altri benefici economici, ritenuti dagli inquirenti elementi del presunto accordo corruttivo.
Con la chiusura delle indagini si apre ora la fase prevista dal codice di procedura penale. Gli indagati, assistiti dai rispettivi difensori, potranno entro venti giorni presentare memorie, depositare documentazione, chiedere di essere interrogati o svolgere ulteriori attività difensive prima che la Procura decida se esercitare l'azione penale mediante richiesta di rinvio a giudizio. Le accuse formulate restano, allo stato, ipotesi investigative che dovranno essere vagliate nel prosieguo del procedimento e nell'eventuale fase processuale.
