Saranno chiamati a rispondere in aula V.E., 70 anni, e il figlio R.E, 38 anni, entrambi avvocati e professionisti noti a Tropea e nel foro vibonese. Il giudice dell’udienza preliminare Luca Bertola ha infatti disposto il rinvio a giudizio accogliendo la richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica.

Il processo prenderà avvio il 15 settembre 2026 davanti al giudice monocratico Claudia De Santi, con gli imputati difesi dagli avvocati Nicola D’Agostino e Giuseppe Di Renzo.

Secondo l’impostazione accusatoria, padre e figlio avrebbero agito in concorso ipotizzando il reato di truffa ai danni di una famiglia di Parghelia. In particolare, secondo la ricostruzione della Procura, avrebbero prospettato la possibilità di accedere al patrocinio a spese dello Stato inducendo le presunte persone offese ad affidare numerosi incarichi professionali, con un conseguente vantaggio economico ritenuto ingiusto.

Agli atti dell’indagine figura anche la contestazione di somme richieste a titolo di spese vive, contributi unificati e bolli che sarebbero stati ritenuti non dovuti o non coerenti con il valore delle pratiche, oltre all’utilizzo di documentazione fiscale riconducibile a una partita IVA cessata. L’importo complessivo contestato si attesterebbe intorno ai 250 mila euro.

Per il solo V.E. la Procura contesta inoltre l’ipotesi di tentata estorsione. Dopo la revoca del mandato professionale, secondo l’accusa, avrebbe inviato diffide e richieste di pagamento per compensi ritenuti non dovuti dalle presunte persone offese, senza tuttavia ottenere alcun versamento.

Nel procedimento si sono costituiti parte civile tutti i soggetti indicati come persone offese, assistiti da un proprio legale. Con il decreto del Gup si chiude la fase dell’udienza preliminare e il fascicolo passa ora al Tribunale, dove saranno valutate le rispettive tesi dell’accusa e della difesa.

Resta fermo il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.