Attentato incendiario contro imprenditori antiracket, arrestato presunto boss di 'ndrangheta (NOME)
La Dda individua l'autore. Contestata l'aggravante del metodo mafioso. Le indagini condotte dalla Squadra Mobile
Una svolta investigativa arriva a distanza di mesi dall'incendio che, nella notte del 7 ottobre 2025, aveva colpito il caseificio "Delizie della Natura" di Reggio Calabria, attività riconducibile agli imprenditori Demetrio e Pasquale Praticò, aderenti all'associazione antiracket "Reggio Libera Reggio".
Su richiesta della Direzione distrettuale antimafia reggina, guidata dal procuratore Giuseppe Borrelli, il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Saverio Santagati ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Diego Rosmini, 54 anni, conosciuto nell'ambiente cittadino con il soprannome di "Dieguccio ricarica".
L'uomo è accusato di aver provocato l'incendio che distrusse uno dei mezzi aziendali parcheggiati in via Fra' Gesualdo Melacrinò, nel centro storico della città. Secondo la ricostruzione degli investigatori, le fiamme, dopo aver avvolto il furgone della ditta, si sarebbero estese ad altri veicoli in sosta e ad alcune parti di un edificio vicino, creando una situazione di concreto pericolo per i residenti della zona.
Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile, si sono concentrate fin da subito sull'analisi delle immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza presenti nell'area. Gli accertamenti avrebbero consentito di seguire i movimenti del presunto autore prima e dopo l'azione incendiaria. Decisivi sarebbero stati alcuni elementi investigativi che hanno permesso di collegare Rosmini al mezzo utilizzato per raggiungere il luogo dell'attentato e ai successivi spostamenti effettuati fino alla zona della sua abitazione.
Nell'ordinanza cautelare il giudice evidenzia la presenza di un quadro indiziario ritenuto particolarmente consistente, tale da giustificare la misura detentiva anche alla luce del rischio di reiterazione di analoghe condotte e della necessità di preservare l'attività investigativa.
Particolare rilievo assume la contestazione dell'aggravante mafiosa. Per gli inquirenti, infatti, l'episodio non rappresenterebbe un semplice atto vandalico, ma un gesto intimidatorio inserito in un contesto criminale ben preciso e destinato a colpire imprenditori impegnati nel contrasto alle estorsioni e nella promozione della legalità economica sul territorio.
Pur in assenza di condanne definitive per reati associativi, Rosmini viene indicato dagli investigatori come soggetto vicino ad ambienti della criminalità organizzata reggina. Nell'ordinanza vengono richiamati anche precedenti dichiarazioni di collaboratori di giustizia che lo collocherebbero nell'orbita della cosca Rosmini, storica articolazione della 'ndrangheta cittadina.
Resta ancora da chiarire il movente specifico dell'attentato, ma per la magistratura l'incendio presenta caratteristiche tali da essere interpretato come un messaggio intimidatorio riconducibile alle dinamiche criminali del territorio. Un'azione che, secondo l'impostazione accusatoria, avrebbe avuto l'obiettivo di esercitare pressione nei confronti di operatori economici impegnati nel circuito antiracket e che, proprio per questo, viene considerata particolarmente grave.
