“La cosca Farao-Marincola è riuscita a condizionare l’elezione dei candidati e le politiche di tre amministrazioni del Comune di Cirò Marina”.  Secondo quanto scrive il gup del Tribunale di Catanzaro Giacinta Santaniello nella motivazione della sentenza Stige, diverse sono le fonti di prova che documentano i molteplici interessi della ‘ndrangheta sulla politica, tanto che i vertici del locale cirotano si sono adoperati per far eleggere dal 2006 al 2016, in alternanza, i sindaci Nicodemo Parrilla e Roberto Siciliani, entrambi legati ai Farao-Marincola. All’interno della Giunta Parrilla era stato eletto Nevio Siciliani, uomo di fiducia della ‘ndrangheta cirotana, colui che utilizzava il proprio nome per concludere acquisti e contratti, una sorta di fac totum della cosca. Interessanti a detta del gup, le dichiarazioni di Domenico Bumbaca: "la cosca cirotana tramite Giuseppe Spagnolo si era attivata per far eleggere Nevio Siciliani e  la famiglia Siciliani è legatissima alla cosca di Cirò, infatti gli hanno fatto la propaganda elettorale a Nevio, ed è diventato assessore”. Ma sono menzionati altri nomi nella motivazione della sentenza, destinati a ricoprire un ruolo all’interno del Comune per consentire ai Farao di usufruire di una serie di “benefici”.  Cataldo Golino dipendente Asp di Cirò e di un centro di recupero di tossicodipendenti ha parlato di elezione in Consiglio comunale di ’ndranghetisti citando Giuseppe Berardi, eletto consigliere nelle tornate elettorali del 2006 e del 2011, grazie ai voti di Farao con i quali era imparentato. Golino sosteneva che diversi lavori di competenza comunale erano stati affidati con la procedura di urgenza ad imprese rientrando nella sfera di controllo del locale di Cirò, senza indire alcun bando di gara.

Il Comune di Cirò in mano alla malavita. Il controllo sulla gestione del Comune di Cirò risulta anche da una conversazione ambientale datata 24 gennaio 2007 tra Mario Siciliani e il capo cosca Cataldo Marincola, dove questo ultimo sottolineava che il suo unico interesse era quello di controllare il Comune di Cirò “… a me interessa solo una cosa, il Comune e basta”. E in un’altra intercettazione tra Francesco Siciliani ed Elda Alosa, legata al locale di Cirò, si parlava di Nicodemo Parrilla, che secondo la donna stava favorendo gli ‘ndranghetisti locali facendo loro acquisire concessioni ed autorizzazioni comunali “sta dando il paese in mano davvero a tutta la malavita”, portando come esempio la concessione di un’area demaniale ubicata all’interno del Porto di Cirò per la realizzazione di un parco giochi gestito da Giuseppe Siciliani, alias “malascrana” e in maniera occulta da Francesco Farao, figlio del capo cosca Giuseppe. L’infiltrazione degli esponenti del locale di Cirò, con la presenza dei loro emissari in Consiglio comunale “si tramutava in una serie di condotte a beneficio dell’organizzazione”, dagli appalti pubblici, alle licenze assegnate ad imprese, sotto il controllo degli ‘ndranghetisti cirotani. E’ stato documentato, secondo il gup, come la disponibilità dell’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Parrilla nei confronti della cosca di Cirò abbracciasse svariati settori istituzionali e imprenditoriali, dalla semplice concessione per una rivendita occasionale di generi alimentari e bevande, sino ad uno dei più importanti e remunerativi appalti comunali, quale quello per la raccolta dei rifiuti, giungendo finanche alla creazione di un  vero e proprio smaltimento di atti e documenti propri dell’Amministrazione comunale distrutti su disposizione di Nicodemo Parrilla per impedire la dimostrazione della sudditanza che le istituzioni locali avevano nei confronti della cosca di Cirò. La vicenda che maggiormente cristallizza l’impegno profuso dai rappresentanti dell’Amministrazione comunale cirotana per conto della cosca Farao-Marincola, a detta del gup, era  quella legata all’affidamento dell’appalto comunale per la raccolta di Rsu all’impresa "Derico New Geo srl", destinataria di un’interdittiva antimafia.

Gli appalti per lo smaltimento dei rifiuti. In un dialogo tra Francesco Tallarico e Giuseppe Sestito si parla dello smaltimento di Rsu nel comune di Cirò Marina. Il dialogo verteva sulla imminente nuova aggiudicazione dell’appalto, per sostituire la vecchia impresa di riferimento della cosca cirotana, la “Derico”,  con un’altra non interessata da vicende giudiziarie di natura interdittiva. Ma andiamo per gradi. La società Derico New Geo con sede legale a Cirò Marina e sede operativa nella frazione di Torre Melissa era un’impresa mafiosa, gestita da affiliati alla locale di ‘ndrangheta cirotana. Tant’è che in data 18 aprile 2014 la prefettura di Crotone, ritenendo sussistenti i “tentativi di infiltrazione mafiosa da parte della criminalità organizzata tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della ditta stessa” aveva emesso una interdittiva antimafia a seguito di una richiesta avanzata dal Comune di Cutro in relazione ad un contratto di servizi pubblici per un importo di 2.377.634,84 euro. Dagli accertamenti delle Forze dell’ordine era stato dimostrato che tra i dipendenti della Derico New Geo vi erano diverse persone inserite organicamente nel locale di ‘ndrangheta di Cirò. Nella conversazione Tallarico proponeva a Sestito di utilizzare quale nuova impresa di riferimento la società Ew6t.Srl Eco Works&trans, amministrata formalmente da Teresa Clarà e di fatto gestita dal padre Giuseppe, dichiarando di poter controllare l’attività dell’impresa in ogni suo aspetto, dalla gestione dei dipendenti, sino all’acquisto di beni aziendali, introitando i proventi acquisiti dalla gestione dell’appalto. Ed effettivamente è stata l’impresa Ew6t srl di Clarà Teresa ad aggiudicarsi l’appalto di raccolta Rsu al Comune di Cirò.

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