Spunta il nome di Valerio Grillo, braccio destro di Nazzareno Salerno ed ex  assessore comunale di Vibo. Nel mirino il “Comitato gestione Credito sociale”

di MIMMO FAMULARO

Si allarga a macchia d'olio l'inchiesta che ruota intorno alla fondazione “Calabria Etica” e che ieri ha portato all'arresto del consigliere regionale Nazzareno Salerno, dei big dell'ente in house della Regione Calabria, come l'ex presidente Pasqualino Ruberto, l'ex direttore del Dipartimento regionale Politiche sociali Vincenzo Caserta nonché di soggetti che, i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ritengono vicini al clan Mancuso di Limbadi. In nove sono stati arrestati, ma l'indagine continua e promette sviluppi.

Valerio GrilloNon è finita. Intanto spunta una sfilza di nuovi indagati finiti nelle rete degli inquirenti. Diversi filoni e diverse le ipotesi di reato. C'è chi è finito sul registro degli indagati per fuga di notizie. E' il caso dell'avvocato catanzarese Francesco Masciari che avrebbe informato dell'indagine Ortensio Marano, responsabile della sede di Belmonte Calabro della Cooperfin. C'è chi invece risulta indagato quale componente del Comitato di gestione e controllo del progetto “Credito sociale”, l'organismo che sarebbe stato creato ad hoc dall'allora assessore regionale Nazzareno Salerno per alimentare il suo consenso e la sua rete di clientele. Tra questi spiccano il commercialista Antonio Cusimano, 57 anni di Catanzaro, già presidente del Comitato di Gestione; l'avvocato Francesco Perri 66 anni di Cosenza, già vice presidente; il commercialista Francesco Lia 53 anni di Reggio Calabria, gli avvocati Luigi Gullo, 44 anni di Roma, e Martino Valerio Grillo (nella foto) 65 anni di Vibo Valentia, già componenti dell'organismo costituito con provvedimento datato 18 marzo 2014.


Ingiusto vantaggio patrimoniale. Secondo l'accusa Nazzareno Salerno li avrebbe “intenzionalmente nominati – scrivono gli inquirenti – per motivi esclusivamente personali e privati (in particolare Cusimano sarebbe stato scelto per rapporti di amicizia mentre Grillo in virtù dell'appoggio elettorale)”. Così facendo avrebbe quindi procurato loro “un ingiusto vantaggio patrimoniale, pari alle somme incamerate in forza dei contratti professionali stipulati con danno ingiusto di rilevante gravita per la Regione Calabria pari ad circa 237 mila euro”.

L'intercettazione. Valerio Grillo è l'ex coordinatore provinciale del Pdl, nonché ex candidato a sindaco, asssessore prima e consigliere comunale di Vibo Valentia dopo. All'epoca dei fatti era una sorta di braccio destro di Nazzareno Salerno. Il suo nome è ricorrente tra le pagine dell'ordinanza firmata dal gip distrettuale Giuseppe Perri scaturita dall'inchiesta congiunta che Guardia di Finanza e carabinieri hanno convenzionalmente denominato “Robin Hood”. E tra le trecento pagine dell'inchiesta risulta emblematica – a giudizio degli inquirenti – la captazione di un dialogo tra Valerio Grillo e Bruno Calvetta, l'ex direttore generale del Dipartimento Politiche sociali della Regione Calabria. Riferendosi a Salerno, Grillo afferma: “Tanto, a me, di te, possono dire quello che vogliono, ma per quanto mi riguarda il rapporto tra me e te, non abbiamo affari, non abbiamo nessuno...io a te non...ti ho chiesto cose, non me le hai fatte, non me le hai potute fare, capisco che non le puoi fare, punto...non è dire che mi ammazzo...però devo dire che il rapporto è sempre garbato...poi c'è un rapporto familiare...non è che posso dire cose...cosa vuoi che ti dica? Le stesse cose dico di lui, con lui c'è un rapporto di più, perché facciamo politica insieme, gli ho dato una mano in campagna elettorale...gliela darò...quando lui ha qualche problema personale viene da me questo è il rapporto che ho, di straordinaria amicizia e affetto...poi per il resto, se lui fa frequentazioni che io non ho, non sono responsabile...”.

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