Le accuse della Dda di Catanzaro nei confronti di Sandro Principe, accusato di corruzione elettorale aggravata e concorso esterno in associazione mafiosa

"A me mi deve dare i soldi..cento carte e facciamo quello che volete". Adolfo D'Ambrosio, considerato elemento di spicco della cosca Lanzino-Ruà, avrebbe chiesto 100.000 euro per sostenere la candidatura di Sandro Principe. La frase è stata intercettata nel carcere di Cosenza, durante un colloquio tra lo stesso D'Ambrosio, detenuto, e il figlio Aldo, avvenuto il 12 marzo 2014. L'operazione contro la cosca di Rende e i politici della città alle porte di Cosenza tra i quali l'ex sottosegretario di Stato, Sandro Principe, evidenzia, dunque, non solo favori e assunzioni, ma anche l'elargizione di denaro. Secondo questa intercettazione, infatti, servivano 100mila euro per garantire il sostegno. Non una novità, dal momento che Adolfo D'Ambrosio, anche lui coinvolto nell'indagine, precisa che si tratta di un rapporto che sarebbe consolidato: "in silenzio sempre noi..come abbiamo sempre fatto!". Secondo il gip distrettuale di Catanzaro, Carlo Saverio Ferraro, firmatario dell'ordinanza, "queste circostanze evidenziano l'esistenza di un legame storico tra l'intero gruppo criminale e Sandro Principe, oltre che dell'effettivo e produttivo impegno elettorale fornito nel passato in favore di quest'ultimo, in modo 'silenzioso', accorto, al fine di non compromettere i politici favoriti".

Sandro Principe

Corruzione elettorale aggravata e concorso esterno in associazione mafiosa i reati contestati a Sandro Principe.

I pentiti che accusano Principe. Sono tre i collaboratori di giustizia che accusano l'ex assessore regionale Sandro Principe ed ex sottosegretario di Stato. Si tratta di: Adolfo Foggetti, Pierluigi Terrazzano e Roberto Calabrese.

Pierluigi Terrazzano ha raccontato in particolare di un incontro alle piscine di Quattromiglia di Rende, in vista delle campagna elettorali per le comunali di Rende del 2011, con Sandro Principe e il fratello di un dirigente del Comune di Rende. I due interlocutori del malavitoso, secondo il suo racconto e la Dda, si sarebbero dimostrati interessati a ricevere i voti della famiglia di Terrazzano, essendo " ben consapevoli che noi avremmo mosso i voti della criminalità organizzata di cui facevamo parte".

Anche alcuni dirigenti del Comune di Rende e politici  come l'ex sindaco Cavalcanti hanno aiutato gli inquirenti nel descrivere un "sistema" dove a "governare" erano quelle che venivano definite come "le regole rendesi". (g.b.)

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