'Ndrangheta, terremoto a Rende. Principe strigliava Cavalcanti: non sei procuratore
Ogni decisione, anche nei lavori pubblici, doveva passare dall'ex sottosegretario
A Rende lavoravi se stavi dalla parte giusta. Lo stesso valeva per la concessione di licenze pubbliche. Questo il quadro d’Oltre Campagnano ai tempi in cui da sindaco-ombra – secondo gli inquirenti – regnava Sandro Principe. In questo quadro il sindaco in carica, Vittorio Cavalcanti, non poteva prendere decisioni non condivise da “Sandro”. Il quadro è contenuto nei frequenti sfoghi dello stesso Cavalcanti. In una circostanza “due licenze” ritenute conformi alle leggi «erano state osteggiate, in maniera violenta» da Principe perché una riguardava un costruttore che aveva votato per Carlo Guccione, l’altra un costruttore che si trovava all’opposizione (leggi qui tutte le accuse contestate). In un’altra circostanza Cavalcanti confidava alla moglie che Principe aveva bloccato un progetto perché «evidentemente non era passato dal “capo”». Quando poi Cavalcanti si trovava nelle condizioni di ribattere alle richieste del “capo” – che gli inquirenti bollano senza mezzi termini come illegittime – quest’ultimo “imponeva la sua autorevolezza” richiamando Cavalcanti «ad assecondare i suoi voleri”. Il tutto racchiuso in una frase che è tutto un programma: «Ma pensa a fare il sindaco che stai facendo il procuratore della Repubblica» (leggi qui quando Principe disse: comando io). Leggendo l’ordinanza che dispone i domiciliari per l’ex sottosegretario, «dall’insieme dell’attività captativa e dagli ulteriori elementi acquisiti emergeva come Principe Sandro avesse costituito nel corso di decenni un “sistema” del quale era l’unico “capo”». Un sistema “solido”, legato saldamente - a giudizio dello stesso Cavalcanti - alla figura di Principe: «Quello è un sistema che non si cambia, quello si cambia solamente se ne va il capo… Se non se ne va il capo il sistema rimane sempre lo stesso». (leggi qui "il secondo sindaco Bernaudo)
