Cambia il quadro cautelare per Giancarlo Cutrupi, il funzionario del Comune di Reggio Calabria coinvolto nell’inchiesta della Procura reggina su presunte irregolarità nella gestione di pratiche e appalti pubblici legati al settore delle Grandi Opere.

Il Tribunale della Libertà ha infatti accolto parzialmente le argomentazioni difensive, disponendo la revoca degli arresti domiciliari ai quali il dipendente comunale era sottoposto e sostituendo la misura con la sospensione dall’esercizio delle funzioni pubbliche per la durata di sei mesi.

La decisione è arrivata al termine dell’udienza davanti ai giudici del Riesame, chiamati a valutare il ricorso presentato dagli avvocati Giuseppe Adornato e Alessandro Tamiro. Secondo la difesa, il ruolo attribuito a Cutrupi nell’ambito dell’inchiesta sarebbe stato ridimensionato dall’analisi degli atti e delle conversazioni intercettate.

I legali sostengono che il funzionario non avrebbe preso parte ad alcun sistema corruttivo organizzato né avrebbe concordato preventivamente vantaggi economici con i soggetti coinvolti nella vicenda. Al centro della contestazione vi sarebbe un episodio legato a una pratica amministrativa per il rilascio di un’autorizzazione cimiteriale, conclusa dall’ufficio prima dell’incontro ritenuto sospetto dagli investigatori.

Secondo la ricostruzione della difesa, l’offerta di denaro sarebbe stata avanzata spontaneamente da un privato cittadino come forma di ringraziamento successiva all’espletamento della pratica amministrativa. Un comportamento che, a detta degli avvocati, avrebbe inizialmente trovato la netta opposizione del funzionario, documentata anche dalle intercettazioni agli atti dell’inchiesta.

La linea difensiva evidenzia come nelle conversazioni registrate emergano più volte manifestazioni di rifiuto da parte di Cutrupi, che avrebbe cercato di sottrarsi all’offerta economica prima di cedere alle insistenti pressioni dell’interlocutore. Circostanza che, secondo i difensori, escluderebbe l’esistenza di un accordo preventivo o di una promessa corruttiva maturata prima dell’adempimento dell’attività amministrativa.

Sempre secondo quanto sostenuto dal collegio difensivo, vi sarebbero inoltre elementi che dimostrerebbero il successivo tentativo del funzionario di restituire la somma ricevuta, comportamento ritenuto incompatibile con l’esistenza di un consolidato patto illecito.

Pur confermando la permanenza di esigenze cautelari, il Tribunale ha ritenuto sufficiente una misura meno afflittiva rispetto alla detenzione domiciliare, limitando la capacità operativa dell’indagato attraverso la sospensione dall’incarico pubblico.

La difesa valuta adesso ulteriori iniziative processuali per ottenere una riduzione della durata della sospensione, sostenendo che la condotta contestata, per modalità e consistenza, non giustificherebbe una misura interdittiva così lunga.

L’inchiesta della Procura di Reggio Calabria prosegue intanto nei confronti degli altri indagati e punta a fare luce su un presunto sistema di relazioni illecite che avrebbe interessato alcuni procedimenti amministrativi connessi alla gestione di opere pubbliche e autorizzazioni comunali.