Presunto caso di malasanità in Calabria: quattro sanitari a giudizio
Fissata l'udienza per il decesso: la Procura contesta l'omicidio colposo per la mancata somministrazione delle terapie vitali
A un anno di distanza dalla tragica scomparsa di Salvatore Iaccino, figura storica del tifo organizzato del Cosenza Calcio noto a tutti come “Uccello”, il caso approda finalmente nelle aule di giustizia. Il Gup del Tribunale di Cosenza, Claudia Pingitore, ha fissato per il prossimo 26 marzo 2026 l’udienza preliminare che dovrà stabilire se i quattro indagati per la sua morte dovranno affrontare un processo.
L’inchiesta, che punta a far luce su quanto accaduto all’interno della clinica Villa degli Oleandri di Mendicino, vede coinvolti un dirigente medico di 61 anni e tre operatori sanitari tra i 22 e i 44 anni. Le accuse pesantissime ipotizzate dalla Procura sono concorso in omicidio e lesioni colpose.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il decesso di Iaccino non sarebbe stato un evento inevitabile, bensì la conseguenza di una catena di omissioni: Al medico si contesta la mancata vigilanza sulla terapia farmacologica e l'omissione nel registrare le presunte resistenze del paziente all'assunzione delle cure nel diario clinico.
Per gli infermieri, invece, l'accusa parla di una somministrazione irregolare o totalmente omessa dei farmaci necessari a stabilizzare le condizioni psichiche del paziente nel periodo compreso tra il 5 e il 17 febbraio 2025.
Salvatore Iaccino si trovava nella struttura per motivi legati a vicende giudiziarie, ma stava cercando di intraprendere un serio percorso di rieducazione. Il 17 febbraio 2025, giorno del decesso, aveva incontrato il suo legale, l’avvocato Mattia Caruso, poche ore prima della fine. In quel colloquio, pur apparendo provato, Iaccino era lucido e programmava il futuro, lamentando solo alcuni dolori addominali.
L’improvvisa comunicazione della morte, giunta intorno alle 19:00, aveva fatto scattare immediatamente il sequestro della salma e l’autopsia. Un atto dovuto che ha dato il via a un’indagine volta a verificare se la struttura abbia fatto tutto il possibile per "impedire un evento che avrebbe dovuto prevenire".
Il 26 marzo la camera di consiglio sarà il primo banco di prova per le difese, rappresentate dall'avvocato Innocenzo Palazzo, e per i legali delle parti offese (Cristiano, Nucci, Caruso e Nicotera) che chiedono giustizia per un uomo descritto da chi lo conosceva come «sensibile e consapevole dei propri errori». La città e la curva del Cosenza attendono ora di sapere se quella morte sia stata una tragica fatalità o il risultato di una colpevole negligenza professionale.
