Quando la 'ndrangheta comparve in una sentenza del 1934: il documento che anticipò la storia
Un pronunciamento della Corte d'Assise, rimasto per decenni dimenticato negli archivi, conteneva già un riferimento esplicito all'organizzazione criminale calabrese
Per lungo tempo si è ritenuto che il riconoscimento giudiziario della 'ndrangheta fosse un passaggio maturato soltanto nella seconda metà del Novecento. Una convinzione messa in discussione dalla scoperta di una sentenza emessa a Reggio Calabria nel 1934, nella quale i magistrati dell'epoca descrivevano l'attività di una struttura criminale identificata con un termine molto simile a quello oggi universalmente conosciuto.
Il documento, custodito per anni negli archivi giudiziari senza particolare attenzione, è tornato alla luce durante alcune indagini antimafia condotte in Piemonte nei primi anni Duemila. Gli approfondimenti investigativi portarono infatti a recuperare una serie di atti storici collegati a vecchie vicende criminali, tra cui una sentenza che conteneva riferimenti sorprendenti per la loro attualità.
La scoperta avvenne nell'ambito di verifiche disposte dagli inquirenti torinesi per ricostruire il passato di alcuni soggetti citati nel corso delle investigazioni. Attraverso una lunga attività di ricerca documentale emerse così il provvedimento emesso dalla Corte d'Assise reggina negli anni Trenta, un atto che anticipava di molti decenni le successive analisi sul radicamento della criminalità organizzata calabrese.
Nelle motivazioni della sentenza i giudici descrivevano dinamiche criminali riconducibili a una struttura gerarchica composta da affiliati e uomini di fiducia. Pur utilizzando una denominazione riportata con una grafia differente rispetto a quella odierna, il riferimento all'organizzazione appariva inequivocabile. Il provvedimento raccontava di un omicidio maturato all'interno degli equilibri della malavita locale e richiamava figure che sarebbero state poi tipiche del lessico mafioso, come quelle dei "picciotti" e dei sicari incaricati di eseguire azioni violente.
La vicenda giudiziaria era legata agli scontri per il controllo di attività economiche nell'area di Mosorrofa, alle porte di Reggio Calabria. Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, il delitto sarebbe maturato in un contesto di contrapposizione tra gruppi criminali interessati alla gestione di attività portuali e all'imposizione di somme di denaro ai lavoratori.
Per gli studiosi delle mafie, il ritrovamento di quella sentenza ha rappresentato un elemento di straordinario interesse storico. Il documento dimostra infatti che già negli anni Trenta la magistratura aveva individuato l'esistenza di una realtà criminale organizzata operante sul territorio calabrese, ben prima che il fenomeno ottenesse una definizione consolidata nel dibattito pubblico e nelle analisi accademiche.
La riscoperta dell'atto ha inoltre contribuito a superare alcune interpretazioni che per anni avevano minimizzato o negato l'esistenza stessa della 'ndrangheta come organizzazione strutturata. Quelle pagine, rimaste a lungo sepolte negli archivi, costituiscono oggi una delle più antiche testimonianze giudiziarie della presenza della criminalità mafiosa calabrese e rappresentano una fonte preziosa per comprendere l'evoluzione storica del fenomeno.
