I Bonavota, i Mancuso e gli Anello preparavano un attentato ai due giudici ritenuti "colpevoli" di inchieste e sentenze contro i clan del Vibonese

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di GIUSEPPE BAGLIVO

Un piano per mettere a segno un attentato contro i magistrati Marisa Manzini e Giancarlo Bianchi. E' quanto svelato oggi in aula, dinanzi al Tribunale collegiale  di Vibo Valentia, dall'ex capo della Squadra Mobile di Vibo Maurizio Lento, imputato nel processo nato dall'operazione "Purgatorio" insieme all'ex vice capo della Mobile Emanuele Rodonò ed all'avvocato Antonio Galati. Rispondendo alle domande del pm della Dda, Camillo Falvo, l'ex dirigente della Mobile vibonese ha spiegato che l'ispettore Alfonso Esposito della Squadra Mobile di Catanzaro, nell'ambito delle indagini sul clan Anello di Filadelfia confluite nell'operazione "Effetto Domino", aveva ricevuto "notizia in ordine al fatto che i Bonavota di Sant'Onofrio - ha ricordato Maurizio Lento - unitamente a Francesco Mallamace, figlio di Giuseppe Mallamace, quest'ultimo già coinvolto in altra inchiesta ed il cui segretario d'azienda era Giuseppe Fortuna, fratello di Francesco Fortuna, avevano in mente di fare un attentato contro il pm Marisa Manzini ed il giudice Giancarlo Bianchi per punirli per la loro attività contro i clan Mancuso e Bonavota".

toga

Marisa Manzini era il pm della Dda di Catanzaro che aveva sostenuto in aula l'accusa contro il clan Mancuso nel processo "Dinasty" nato nel 2002 su indagini della Squadra Mobile di Vibo Valentia coordinate all'epoca dal pm della Dda Patrizia Nobile. Giancarlo Bianchi era invece il presidente del Tribunale collegiale di Vibo Valentia che in primo grado aveva condannato i Mancuso nel processo "Dinasty". Nell'ottobre del 2007, inoltre, il pm Marisa Manzini aveva coordinato l'inchiesta "Uova del drago" contro il clan Bonavota di Sant'Onofrio, mentre il clan Anello di Filadelfia era stato colpito dalla Dda con le operazioni "Prima" ed "Effetto Domino".

Maurizio Lento

La Mobile guidata da Lento arresta tre latitanti. Una volta che gli investigatori hanno appreso di tali propositi omicidiari nei confronti dei magistrati, l'allora capo della Squadra Mobile di Catanzaro Francesco Rattà si era recato quindi a Vibo nell'ufficio del capo della Squadra Mobile vibonese Maurizio Lento. "Venne nel mio ufficio Francesco Rattà - ha ricordato Lento in aula - e mi disse che dovevamo fare di tutto per fermare il proposito stragista dei Bonavota e bisognava arrestare gli allora latitanti Domenico Bonavota, Francesco Fortuna e Antonio Patania". La Squadra Mobile di Vibo Valentia, guidata da Maurizio Lento, si metteva quindi subito in moto e l'8 agosto del 2008 i latitanti Domenico Bonavota e Antonio Patania venivano arrestati a Genova. Nel luglio dello stesso anno, le Squadre Mobili di Vibo e Catanzaro riuscivano inoltre a catturare in una villetta di contrada "Bitonto" a Vibo Valentia anche il latitante Francesco Fortuna.

Francesco Fortuna

"Quando arrestiamo Fortuna - ha spiegato in aula Maurizio Lento - sotto il letto gli troviamo un borsone con diverse armi da fuoco ed anche dei lampeggianti in uso alle Forze dell'ordine. Ma c'è pure un altro dato che ci ha fatto capire che vi era in mente di attentare alla vita dei magistrati da parte di una frangia del clan Mancuso che è diviso in diverse fazioni. Nel 2008 e nel 2009, con l'ispettore Filippo Cosco della Squadra Mobile di Catanzaro avviamo infatti delle indagini che portano all'arresto - ha sottolineato l'ex dirigente Maurizio Lento - anche di Domenico Mancuso, figlio di Francesco Mancuso detto "Tabacco". Nel corso di alcune perquisizioni nei confronti di Domenico Mancuso - ha ricordato il poliziotto - troviamo della documentazione da cui capiamo che volevano colpire la dottoressa Manzini. Essendo un magistrato del distretto di Corte d'appello di Catanzaro, con l'ispettore Cosco - ha concluso Lento - ci siamo rapportati per competenza con la Dda di Salerno".

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