"Purgatorio": la conclusione dell'esame dell'avvocato Galati ed il deposito di diversi documenti
Il legale finito sotto processo ha consegnato al Tribunale di Vibo diversi atti per dimostrare la correttezza del proprio operato e smentire documentalmente alcune tesi dell'accusa
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di GIUSEPPE BAGLIVO
Si è concluso con il deposito di una serie di atti documentali l’esame dell’avvocato Antonio Galati nel processo “Purgatorio” in corso dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia e che lo vede imputato unitamente all’ex capo della Squadra Mobile di Vibo, Maurizio Lento, ed all’ex vice capo della Squadra Mobile Emanuele Rodonò. Il primo documento depositato è la recentissima sentenza del processo “Black money”, in cui è confluita parte dell'inchiesta “Purgatorio” , emessa dalla Corte d'Appello di Catanzaro e che vede fra gli assolti Antonio Maccarone. Già assolto in primo grado, Antonio Maccarone è il genero del boss Pantaleone Mancuso (cl. '47), detto “Vetrinetta” (deceduto ad ottobre 2015).

L'assoluzione incassata anche in appello per l'inchiesta “Purgatorio” rappresenta un tassello importante per la difesa dell'avvocato Antonio Galati (rappresentata dagli avvocati Sergio Rotundo e Guido Contestabile), poiché una delle accuse mosse al legale è quella di far parte di un'associazione mafiosa della quale avrebbe fatto parte pure Antonio Maccarone ed al quale l'avvocato Galati avrebbe disvelato notizie coperte da segreto istruttorio. Su tale ultima accusa, l'avvocato Antonio Galati ha quindi depositato la richiesta di archiviazione formulata dalla Dda di Salerno (e poi accolta dal gip) nei confronti dell'allora pm della Dda di Catanzaro, Giampaolo Boninsegna. Archiviazione che non solo dimostra la totale correttezza dell'allora pubblico ministero della distrettuale di Catanzaro, ma che spiega come la ricostruzione operata sul punto dal Ros di Catanzaro non era da ritenersi corretta in quanto anche l'avvocato Antonio Galati in tale troncone procedimentale è stato archiviato e le fonti dalle quali i Maccarone avrebbero appreso di essere indagati o destinatari di un'interdittiva antimafia (poi pure questa annullata dal Tar) erano ben differenti.

Depositati anche gli atti del procedimento “Minotauro” della Dda di Milano, confluiti sin dal 2002 nell'inchiesta “Dinasty” il cui processo è stato celebrato a Vibo Valentia. Da tali atti si evince che già dal 2002 era stata discoverata - e quindi resa pubblica – parte dell'attività di indagine che vedeva fra gli indagati Antonio Maccarone. Il Ros di Catanzaro (all'epoca diretto dal maggiore, oggi colonnello, Giovanni Sozzo) ha invece scritto nel 2011, nell'ambito dell'inchiesta “Purgatorio”, che tali atti erano coperti da segreto istruttorio.

Altra documentazione finalizzata a dimostrare che, contrariamente a quanto sostenuto in aula nelle precedenti udienze dal colonnello Giovanni Sozzo del Ros, l'avvocato Galati nel 2011 era il difensore di Pantaleone Mancuso è stata quindi depositata al Tribunale di Vibo Valentia. Si tratta del decreto che dispone il giudizio nei confronti di Pantaleone Mancuso (Vetrinetta) nell'ambito dell'inchiesta “Minosse 2” e dove è documentalmente dimostrato che in tale procedimento il difensore di Mancuso era l'avvocato Antonio Galati il quale, quindi, quando si recava a Limbadi nel casolare di Pantaleone Mancuso per parlare con lo stesso lo faceva quale difensore e avvocato munito di regolare mandato per la difesa nel procedimento denominato “Minosse 2”. Su tale vicenda, l'avvocato Antonio Galati ha anche depositato la copia del verbale di interrogatorio di Pantaleone Mancuso (Vetrinetta) nell'ambito del procedimento “Minosse 2” e dal quale risulta che il difensore del boss era proprio l'avvocato Galati unitamente all'avvocato Giuseppe Di Renzo.

Rispondendo alle domande del presidente del Collegio, Alberto Filardo, l'avvocato Antonio Galati ha quindi spiegato di aver appreso di essere indagato per mafia dai primi articoli di giornale che nel gennaio 2013 avevano dato conto del provvedimento di archiviazione emesso dal gip di Salerno (in foto a sinistra il Tribunale di Salerno) nei confronti di tre magistrati del distretto di Corte d'Appello di Catanzaro per i quali era stata chiesta la sospensione dalla magistratura sulla scorta di una richiesta della Dda di Salerno basata sull'informativa del Ros di Catanzaro. In tale procedimento era indagato pure l'avvocato Galati, poi totalmente archiviato al pari di quello a carico di due magisrati. “Ho chiesto ripetutamente per tutto il 2013 all'autorità giudiziaria di essere ascoltato – ha spiegato Galati – ma non mi hanno mai chiamato. Dal gennaio 2013, appreso dai giornali di essere indagato, ho rinunciato a tutti i miei incarichi professionali nei processi di criminalità organizzata. A febbraio del 2014 vengo poi arrestato. Lo sapevano tutti che vi erano contrasti fra magistrati all'interno del Tribunale di Vibo e del resto – ha concluso Galati – anche il procuratore generale dinanzi al Csm, nel procedimento disciplinare a carico di alcuni magistrati del Tribunale di Vibo, ha fatto riferimento a tale dato, confermato pure dagli stessi giudici protagonisti della vicenda. Il tutto - ha spiegato Galati - io ho potuto ascoltarlo con l'audio trasmesso dal sito internet di Radio Radicale”.
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