'Ndrangheta: la parabola della cosca tra faide, armi e pentimenti (NOMI)
Dalla guerra di ‘ndrangheta agli arresti e ai collaboratori di giustizia: storia e declino della ‘ndrina

La ‘ndrina Lo Giudice rappresenta uno dei gruppi storicamente più rilevanti nel panorama della criminalità organizzata reggina, con una lunga scia di processi, condanne e dinamiche interne segnate da faide e collaborazioni con la giustizia.
Il sodalizio è radicato nell’area di Reggio Calabria, in particolare tra le zone di San Giovannello ed Eremo, e si sarebbe affermato durante la seconda guerra di ‘ndrangheta, tra il 1985 e il 1991, schierandosi in uno dei fronti contrapposti nei sanguinosi conflitti tra clan.
Nel tempo, secondo le ricostruzioni giudiziarie, il gruppo sarebbe stato coinvolto in attività illecite che spaziano dal traffico di armi alle estorsioni, fino a presunti rapporti corruttivi con settori del territorio. Tra i nomi emersi nelle inchieste figura quello di Giuseppe Lo Giudice, indicato come uno dei capi storici, ucciso nel 1990 a Roma mentre si trovava in regime di soggiorno obbligato.
Elemento di svolta nella storia del clan è stato il percorso giudiziario di Antonino Lo Giudice, collaboratore di giustizia e successivamente protagonista di una fase di dissociazione e nuove contestazioni, che ha segnato una forte esposizione mediatica e investigativa del gruppo.
Negli anni successivi, ulteriori sentenze hanno colpito altri esponenti della famiglia, tra cui Luciano Lo Giudice, indicato dagli atti giudiziari come figura apicale, condannato a pesanti pene detentive insieme ad altri affiliati.
Le indagini hanno evidenziato anche presunti collegamenti con settori esterni all’organizzazione, tema che ha alimentato ulteriori approfondimenti investigativi da parte della magistratura e delle forze dell’ordine.
Resta ferma la distinzione tra ipotesi accusatorie e accertamenti definitivi, con tutti gli imputati da considerarsi non colpevoli fino a sentenza passata in giudicato.
