Il porto di Vibo Marina "dimenticato dalla politica: servono fatti, non parole"
Un attacco frontale, lucido e pieno di dati. È quello lanciato da Cosimo De Pinto, capogruppo degli ormeggiatori del porto di Vibo Marina, che sceglie la forma della lettera pubblica per denunciare lo stato di abbandono dello scalo e per replicare direttamente al sindaco Maria Limardo e al dibattito in corso sulla delocalizzazione dei depositi costieri.
“Dalle ore 6:00 alle ore 8:00 sono state ormeggiate 2 navi petroliere – scrive De Pinto – una per conto della Meridionale Petroli che ha scaricato 3.800 tonnellate di gasolio (3.800.000 litri) e una per conto di Eni che ha scaricato 3.000 tonnellate di gasolio (3.000.000 litri) e 1.200 di benzina (1.200.000 litri). Inoltre, era presente la nave da carico M/V Fairlane che ha imbarcato 4 scambiatori di calore costruiti da Baker Hughes”.
Proprio quest’ultima azienda, ricorda De Pinto, “due anni fa aveva espresso l’intenzione di investire 60 milioni di euro nel porto e sul nostro territorio, investimento poi sfumato”.
Lo scalo "unica vera risorsa per il territorio"
“Per il 24 luglio – aggiunge – è previsto l’arrivo di un’altra nave per una commessa ancora più grande”. Una dimostrazione, per De Pinto, della vitalità del porto e della superficialità di chi lo vuole ridimensionare: “Ho voluto rendere un’immagine reale per evidenziare la differenza tra chi vive quotidianamente il porto per lavoro e chi parla solo da dietro una scrivania. Credo che in questo momento il nostro scalo sia l’unica vera risorsa che garantisce introiti economici alla Regione, allo Stato e anche al territorio. Eppure viviamo nel degrado più assoluto”.
De Pinto, che specifica di non parlare in qualità di commissario cittadino della Lega, né come team leader Vannacci o referente del Sindacato Italiano Balneari, ma solo come capogruppo degli ormeggiatori, punta il dito contro l’ipocrisia istituzionale: “Non so se la linea adottata dal sindaco sulla delocalizzazione dei depositi serva a qualche imprenditore che opera abusivamente nelle vicinanze, quando il piano di sicurezza vieterebbe ogni attività entro 200 metri. Le uscite di sicurezza, in teoria previste in caso di emergenza, risultano invece sempre chiuse durante le operazioni di scarico. Un intervento delle autorità competenti è doveroso”.
Poi entra nel personale, nella sua storia: “Svolgo questa mansione da circa 26 anni. Ho iniziato al porto di Gioia Tauro, poi ho scelto di tornare a Vibo Marina, per il mio lavoro e per il mio territorio. Vengo da una famiglia di pescatori, ho vissuto il mare su pescherecci e navi mercantili. Conosco questo mondo, ne ho fatto una scelta di cuore. E da oltre vent’anni metto la mia esperienza a disposizione anche politicamente”.
L’accusa alla politica è senza giri di parole: “Anni fa il lavoro portuale andava a gonfie vele: arrivavano navi per la Basalti e Bitumi, ora dismessa, e navi cariche di grano. Oggi cosa resta? Cos’ha fatto la politica per riqualificare queste aree? La verità è che si è piegata a qualche imprenditore che vuole continuare a distruggere l’unica risorsa che dà da mangiare a 200 famiglie, tra lavoratori diretti e indiretti”.
E ancora: “Prima di parlare di sviluppo turistico, bisognerebbe farsi una passeggiata dall’ingresso di Vibo Marina fino a Viale delle Industrie, per vedere lo scempio di siti abbandonati. La politica, invece di incassare le accise, dovrebbe usarne almeno il 5% per un piano di recupero, per il decoro urbano e per mettere in sicurezza le banchine. In 26 anni non ho mai visto sistemare una bitta, e non so quanti sappiano cos’è”.
Sulla proposta del sindaco Romeo di una nuova visione turistica per l’area portuale, De Pinto replica: “Anche a me piacerebbe vedere Vibo Marina come Dubai, con mega hotel e grattacieli. Ma senza risorse, senza imprenditori pronti a investire, senza bonifiche e nuove infrastrutture, sono solo sogni. Prima di parlare di delocalizzazione, serve un campo boe, una nuova condotta sottomarina, un impianto moderno. Bisogna trovare un compromesso con Eni per creare un punto di scarico fuori dal centro abitato e potenziare la Meridionale Petroli”.
E infine, l'appello: “Serve un piano decennale di opere pubbliche. Serve un confronto vero con tutte le parti interessate. È ora di smetterla con le parole. È ora di fare i fatti”.
