Il pentito di 'ndrangheta vibonese: “Hanno giocato sporco, volevano farmi una trappola” (NOME e FOTO)
Il collaboratore di giustizia denuncia presunte irregolarità nella gestione di una sua intervista inserita in una produzione internazionale. Al centro della vicenda la modalità di diffusione del materiale e le condizioni di sicurezza
Nuovo capitolo nella vicenda che coinvolge Emanuele Mancuso, che in un passaggio riportato da Il Giornale ha espresso forti critiche sulla gestione di un’intervista realizzata nell’ambito di una produzione audiovisiva internazionale.
“Hanno giocato sporco e male pensando che fossi uno abbandonato perché non sono controllabile, mi sono accorto che volevano farmi una trappola”, avrebbe dichiarato Mancuso, secondo quanto riportato dalla testata.

Le contestazioni del collaboratore riguardano le modalità di diffusione del materiale e la sua riconoscibilità all’interno del progetto documentaristico “World Wide Mafia”, dedicato ai fenomeni della criminalità organizzata e alle attività investigative.
Secondo la ricostruzione giornalistica, il materiale sarebbe stato utilizzato anche in contenuti promozionali diffusi online, elemento che avrebbe alimentato preoccupazioni legate alla tutela dell’identità del collaboratore e al rispetto delle condizioni previste per i soggetti inseriti nei programmi di protezione.
In un altro passaggio attribuito a Mancuso, il collaboratore avrebbe inoltre sostenuto di essere stato indotto a rivedere le proprie autorizzazioni alla diffusione dell’intervista in un contesto da lui ritenuto non adeguatamente tutelato.
La vicenda si inserisce in un più ampio dibattito sulle modalità con cui vengono trattate le testimonianze dei collaboratori di giustizia nei prodotti audiovisivi, soprattutto quando la loro esposizione pubblica può comportare profili di rischio.
Al momento non risultano interventi ufficiali da parte delle autorità giudiziarie, mentre il caso continua a suscitare attenzione nel mondo dell’informazione e della produzione documentaristica.
