ra la notte tra il 25 e il 26 luglio dello scorso anno quando un violento incendio devastò la storica pineta di Nicotera Marina, provocando ingenti danni a uno dei più importanti patrimoni naturalistici e paesaggistici del territorio. A distanza di quasi dodici mesi, però, secondo Antonio D’Agostino, ex consigliere comunale del gruppo Movi@Vento, ben poco sarebbe stato fatto per mettere in sicurezza l’area e prevenire nuovi rischi.

«Da quella data non è stato rimosso neppure un tronco caduto o un ramo secco tra quelli che ricoprono il sottobosco e costituiscono un permanente e notevole carico d’incendio», afferma D’Agostino. «Non è stato effettuato alcun diradamento, nemmeno minimo, per eliminare gli alberi pericolosamente inclinati. Nulla di nulla, malgrado quanto accaduto».

La pineta, la cui origine risale ai primi anni Sessanta, rappresenta un elemento identitario del paesaggio costiero nicoterese. Attorno ad essa sorsero negli anni importanti strutture turistiche, tra cui il villaggio “Gioia del Tirreno”, già Club Méditerranée ed ex Valtur, oggi in stato di abbandono e posto all’asta. Un complesso che può vantare tra i suoi progettisti il celebre paesaggista Pietro Porcinai e che ha ottenuto dal Ministero della Cultura il riconoscimento di bene di notevole interesse storico e architettonico.

«È stato quasi un miracolo che le fiamme non abbiano raggiunto i villaggi turistici e il complesso residenziale Primavera», sottolinea D’Agostino, ricordando la gravità dell’evento.

Nelle ultime settimane, inoltre, sono comparsi nella pineta centinaia di cartelli affissi agli alberi. «Nessuno tra i cittadini interpellati sa chi li abbia collocati. Proprio per questo ho cercato di approfondire la vicenda attraverso alcuni contatti con la struttura regionale», spiega.

Dalle informazioni raccolte, emerge un quadro amministrativo complesso. L’area boschiva, estesa per circa 38 ettari, fu inizialmente affidata in concessione al Consorzio di Bonifica di Rosarno, poi divenuto Consorzio Tirreno-Reggino e successivamente passata al Consorzio Tirreno-Vibonese.

«Durante il mio mandato amministrativo avevo più volte sollecitato interventi urgenti di prevenzione degli incendi», ricorda l’ex consigliere. «Purtroppo i timori si sono poi concretizzati con gli incendi verificatisi nel maggio 2024 e nel luglio 2025».

La concessione sarebbe ormai prossima alla scadenza e i terreni dovrebbero tornare nella disponibilità dei rispettivi proprietari: ITI Spa, il Demanio marittimo e un soggetto privato. Saranno loro, una volta formalizzato il passaggio, a dover provvedere alla custodia e alla manutenzione dell’impianto boschivo.

«Mi chiedo se lo faranno», osserva D’Agostino. «Un interesse potrebbe esserci, considerando che da un taglio razionale e autorizzato di diradamento si potrebbe ottenere un ritorno economico attraverso la vendita del cippato».

Restano però aperti diversi interrogativi sul futuro della parte demaniale della pineta. «A chi toccherà la gestione dell’area boschiva demaniale?», si domanda. «Non credo alla Capitaneria di Porto, che già in passato aveva chiarito come le competenze fossero passate alla Regione Calabria. Sarà Calabria Verde? Oppure il nuovo Consorzio di Bonifica unico regionale? Lo sapremo soltanto vivendo».

Per D’Agostino, tuttavia, una certezza già esiste. «Chi era chiamato a difendere, coltivare e valorizzare questo prezioso polmone verde non lo ha fatto per decenni, esponendolo al degrado e alla distruzione», accusa. «E quasi certamente nessuno pagherà per queste omissioni e per i danni accumulati nel tempo».

Una riflessione amara che si conclude con una critica al sistema delle competenze frammentate. «Nel corso delle interlocuzioni avute, il richiamo allo scaricabarile tra enti e istituzioni ha raggiunto vette altissime. E temo che anche questa volta il rischio sia quello di non individuare mai con chiarezza chi avrebbe dovuto fare cosa».