Le carte dell’indagine squarciano il velo sulla struttura operativa della cosca Loielo, delineando un gruppo coeso, militarmente organizzato e determinato a regolare i conti con la fazione avversaria degli Emanuele. Al vertice di questa piramide criminale emerge la figura di Rinaldo Loielo (cl. 91), figlio di Giuseppe detto Pino Loielo, boss ucciso insieme al fratello Vincenzo in un plateale agguato nel 2002 per mano dello storico clan loro rivale, gli Emanuele, e descritto all’unanimità dai collaboratori di giustizia come l’indiscusso decisore e pianificatore delle azioni più efferate.

Rinaldo Loielo

È i 35enne Rinaldo Loielo a tenere le redini del clan. Secondo i magistrati, è lui ad assumere le decisioni di maggior rilievo, a partire dalla "eliminazione fisica" dei membri dei clan avversi, a partire da Antonino Zupo. Oltre alla regia strategica, Rinaldo Loielo metteva a disposizione della consorteria immobili e terreni utilizzati come basi logistiche per la custodia di armi, veicoli e ogni mezzo necessario per la perpetrazione di estorsioni e omicidi.

Filippo Pagano

Immediatamente sotto il boss, figurano soggetti chiave che fungevano da "intermediari" e supporto logistico. Filippo Pagano, 35enne di Soriano Calabro e cognato di Rinaldo Loielo, e Franco Alessandria, 55 anni di Sorianello, indicati come figure centrali, partecipavano attivamente alle riunioni in cui si pianificavano gli agguati. Il loro ruolo era cruciale: accompagnavano i sicari presso l'abitazione del boss e fornivano i mezzi materiali per le esecuzioni.

C'è poi Valerio Loielo, 32enne fratello del boss Rinaldo, che condivideva le decisioni strategiche e si occupava della custodia delle armi.

Valerio Loielo

Già bersaglio di agguati nemici, la sua incolumità era una tale preoccupazione per Rinaldo Loielo (all'epoca detenuto) da spingere quest'ultimo a ordinare ai familiari di "non fare uscire Valerio". Sebbene da tempo si sia trasferito a Corigliano-Rossano dove si è sposato, insieme ai fratelli Valerio Loielo è considerato dagl’inquirenti facente parte della “nuova generazione” che ha cercato di mantenere il controllo del territorio nonostante le pesanti perdite subite dalla famiglia.

Tra gli armieri della cosca c'è anche Rinaldo, detto Rinaldino, Loielo, 31enne di Gerocarne figlio del boss Vincenzo Loielo, ucciso nel 2002: deputato alla custodia e all'occultamento delle armi. Il suo compito era spostarle costantemente tra vari nascondigli per evitare il sequestro da parte delle forze dell'ordine.

Cristian Loielo

L'indagine identifica con precisione il gruppo di fuoco, ovvero gli esecutori materiali delle azioni di sangue nella faida contro gli Emanuele. Cristian Loielo, 38 anni di Gerocarne, è indicato come l’autore materiale dell’omicidio di Antonino Zupo. 

Alex Nesci

Nicola Ciconte, 37 enne di Sorianello, indicato quale partecipe dell’omicidio Zupo, dell'omicidio di Filippo Ceravolo e del tentato omicidio di Giovanni Tassone. Infine, ecco Giovanni Alessandro Nesci, detto Alex, 36enne di Sorianello, e Bruno Lazzaro, 38enne di Sorianello e residente a Chivasso, coinvolti nell'omicidio Ceravolo e nel tentato omicidio Tassone.