Il tempo, dicono, lenisce le ferite. Ma ci sono dolori che nemmeno il trascorrere dei giorni può cancellare, dolori che restano sospesi, pronti a riemergere con la stessa forza del primo momento. Sono passati 365 giorni dalla scomparsa di Paolo Fiorillo, per tutti a Piscopio e Vibo Marina semplicemente "Freccia". Un anno di vuoto incolmabile per la moglie Maria, per i suoi due bambini e per l'intera comunità che ancora oggi stenta a rassegnarsi a una fine così ingiusta.

Paolo aveva solo 41 anni quando quel maledetto incidente sulla strada per Vibo Marina ha spezzato il suo cammino, proprio mentre si stava recando in quella che considerava la sua seconda casa: la sua azienda agricola. Un imprenditore che aveva fatto dell'innovazione tecnologica il suo tratto distintivo, senza mai perdere di vista l'umiltà e la fatica che la terra impone.

Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo parla di un uomo che viveva per due pilastri fondamentali: la sua terra e, sopra ogni cosa, la sua famiglia. "Non lo fermava nessuno, affrontava ogni sacrificio con il sorriso sulle labbra", raccontano oggi i colleghi, commossi dal ricordo di un uomo che, in campo, non conosceva stanchezza.

Non è stato solo il cordoglio di un paese, quello che ha avvolto Piscopio nei giorni successivi alla tragedia: è stato un sentimento collettivo che ha unito chiunque avesse incrociato lo sguardo di Paolo. Un uomo perbene, un "grande imprenditore" capace di trasformare la sua attività in un modello tecnologico all'avanguardia, mantenendo però intatti i valori profondi di un padre e marito devoto.

A un anno di distanza, resta il ricordo luminoso di un giovane che ha amato la vita e il proprio lavoro fino all'ultimo istante. La preghiera rimane, per molti, l'unica via per dare un senso a un evento così inspiegabile. Ma a sostenere Maria e i suoi piccoli ci sarà, oggi come allora, l'abbraccio di un'intera comunità che non dimentica il sacrificio e l'esempio di Paolo "Freccia" Fiorillo.