Mense scolastiche nel mirino del clan vibonese: "Bando conosciuto in anticipo e offerte monitorate”
La Procura antimafia ipotizza che il servizio di refezione scolastica sia stato oggetto di un’attività di condizionamento finalizzata a favorire una cooperativa ritenuta vicina agli interessi della cosca
Non solo boschi e lavori pubblici. Tra i filoni dell’operazione Artemis II figura anche la gestione del servizio di refezione scolastica nel Comune di Cortale, che secondo gli investigatori sarebbe stata oggetto di un articolato sistema di interferenze finalizzato a orientare l’esito della gara pubblica.
Al centro della ricostruzione investigativa compare Francesco Feroleto, consigliere comunale di maggioranza all’epoca dei fatti. Gli inquirenti ritengono che avrebbe svolto un ruolo di collegamento tra gli ambienti istituzionali e gli interessi riconducibili al gruppo guidato da Domenico Cracolici.
L’attenzione degli investigatori si concentra sulla nascita di una cooperativa sociale che, secondo l’accusa, sarebbe stata predisposta in vista della futura pubblicazione del bando per la refezione scolastica. Gli atti evidenziano come alcune informazioni relative alla procedura sarebbero state conosciute con largo anticipo rispetto alla pubblicazione ufficiale, consentendo ai soggetti interessati di organizzare la partecipazione alla gara.
Le intercettazioni raccolte nel corso delle indagini descrivono un’attività costante di monitoraggio della procedura amministrativa. Feroleto, secondo la Procura, avrebbe acquisito dati riservati riguardanti le imprese concorrenti e le relative offerte economiche, comunicandoli ai soggetti interessati all’aggiudicazione del servizio.
Particolarmente rilevante, secondo gli investigatori, sarebbe stata la conoscenza preventiva delle percentuali di ribasso presentate dagli altri partecipanti. Informazioni che avrebbero permesso di definire una proposta economica sufficientemente competitiva da ottenere il punteggio necessario senza attirare sospetti o generare anomalie evidenti nella gara.
L’inchiesta ipotizza inoltre che il rapporto tra il consigliere comunale e gli esponenti del gruppo investigato non fosse occasionale ma caratterizzato da una collaborazione continuativa. In cambio del supporto fornito nella gestione della procedura, Feroleto avrebbe ricevuto benefici di natura economica, circostanza che costituisce uno degli elementi valorizzati dagli inquirenti.
Secondo la Direzione distrettuale antimafia, il caso della mensa scolastica rappresenta uno degli esempi più significativi della capacità della cosca di inserirsi nei processi decisionali della pubblica amministrazione senza ricorrere a metodi apertamente violenti. Un controllo esercitato attraverso relazioni, accesso privilegiato alle informazioni e condizionamento delle procedure pubbliche, con l’obiettivo di trasformare un servizio destinato alla collettività in un’opportunità di profitto per gli interessi del gruppo.
