Regge l'impianto accusatorio della Dda di Catanzaro. Il Tribunale del Riesame ha infatti respinto le istanze di scarcerazione presentate dalle difese 

di MIMMO FAMULARO


Restano in carcere Nazzareno Salerno ed Ortensio Marano, due dei principali indagati dell'inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e denominata “Robin Hood”. Gli ultimi a rivolgersi al Tribunale del Riesame che ha rigettato le istanze di scarcerazione presentata dagli avvocati Vincenzo Gennaro e Giovanni Marafioti. Regge dunque l'impianto accusatorio costruito dagli investigatori della Guardia di finanza di Vibo che avrebbero accertato la distrazione di fondi comunitari destinati al “Credito Sociale”. Fondi che - secondo gli inquirenti - sarebbero stati sottratti ai veri destinatari, ovvero alle famiglie più povere e utilizzati per ragioni personali.

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Le accuse. Nazzareno Salerno, 52 anni di Serra San Bruno, ex assessore regionale, si trova in carcere dallo scorso 2 febbraio, dal giorno in cui è scattato il blitz condotto dagli uomini della Guardia di finanza di Vibo che lo hanno rintracciato e arrestato a Verona. Giovedì scorso è comparso davanti al Tribunale della Libertà di Catanzaro. Nello stesso giorno è stata vagliata anche l’istanza avanzata dalla difesa di Ortensio Marano, 43 anni di Belmonte Calabro, anche lui arrestato nella stessa operazione e recluso dallo scorso 2 febbraio. Secondo l’accusa Nazzareno Salerno avrebbe stretto un “pactum sceleris” con Ortensio Marano, il quale si sarebbe impadronito dei fondi pubblici del Credito Sociale per destinarli alle “sue” società, la Cooperfin Spa e la M&M Management, finite al centro dell’inchiesta.


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Ferrante ai domiciliari. La scorsa settimana il Tribunale del Riesame aveva mandato ai domiciliari Gianfranco Ferrante, 53 anni di Vibo Valentia, l'imprenditore che gestisce uno dei più noti bar di Vibo Valentia, il “Cin Cin”, ubicato proprio davanti all’ospedale “Jazzolino”. Insieme al consigliere regionale Nazzareno Salerno e all’impiegato di Equitalia Vibo Vincenzo Spasari è accusato, in concorso morale e materiale tra loro, di aver costretto all’interno del “Vivaio Santacroce” l’ex direttore generale del Dipartimento 10 della Regione Calabria Bruno Calvetta ad affidare la responsabilità del progetto “Credito Sociale” (gestito fino a quel momento da un funzionario che sarebbe stato sgradito a Salerno) a Vincenzo Caserta. Un’intimidazione in piena regola che per gli inquirenti sarebbe sta aggravata proprio dalla presenza di Spasari e Ferrante, ritenuti vicini alla famiglia Mancuso il primo e ai Vallelunga il secondo.

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Le altre posizioni. Oltre a Salerno, nell’inchiesta figurano anche l’ex presidente di Calabria Etica Pasqualino Ruberto e per l’ex direttore generale  del Dipartimento Lavoro della Regione, Vincenzo Caserta per i quali il Riesame si è già espresso disponendo la scarcerazione di entrambi e l’applicazione della misura cautelare ai domiciliari. Stesso verdetto per l’impiegato di Equitalia Vibo, Vincenzo Spasari (nella foto) mentre per nessuna misura è stata disposta per il dipendente dell’Amministrazione comunale di Vibo Valentia Claudio Isola, ex componente della struttura speciale dell’assessorato al Lavoro della Regione Calabria. Per lui il Tdl ha ordinato l’immediata scarcerazione. Obbligo di dimora infine per Bruno Della Motta, 69 anni, originario di Genova, ma residente a Firenze. Accolta l’istanza dei suoi avvocati per cui l’intermediario finanziario ha lasciato il carcere di Lucca dove era detenuto ed è tornato in libertà.

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