Processi aggiustati in cambio di sesso, Petrini all'immediato. Ricorso della Dda contro la Tassone
Va a giudizio immediato l’ex presidente della Corte di appello di Catanzaro Marco Petrini, imputato per corruzione in atti giudiziari in cambio di prestazioni sessuali nell’ambito dell’inchiesta Genesi. La vicenda chiama in causa Maria, detta Marzia Tassone, legale catanzarese iscritta al foro di Locri, per la quale non si procederà con le forme del rito immediato: il Riesame, annullando l’ordinanza di misura cautelare degli arresti domiciliari per la Tassone e ridandole la libertà, ha escluso, tra le altre cose, anche la gravità indiziaria, accogliendo la richiesta dell’avvocato Valerio Murgano.
Le accuse. In particolare, secondo la Dda, Petrini avrebbe reso provvedimenti favorevoli per l’amante, nell’ambito del processo “Ragno”, pendente dinanzi alla Corte di appello presieduta dallo stesso Petrini e in relazione al quale, nell’udienza del 14 gennaio 2019, veniva bocciata la richiesta della Procura generale di acquisizione dei verbali di interrogatorio del collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso, in accoglimento delle tesi difensive. Durante l’interrogatorio reso davanti al gip e confermato al Tribunale del Riesame, Tassone ha precisato che dal febbraio 2018 aveva di fatto abbandonato la difesa di Giuseppe Soriano nel senso che sebbene ancora formalmente il suo difensore, non andava più da lui per i colloqui in carcere e aveva smesso di occuparsi del processo, poiché in occasione della seconda ordinanza cautelare, Soriano non l’aveva indicata come suo difensore.
Le contraddizioni di Petrini. “Dalla lettura dei verbali di udienza relativi a questo processo- scrive il Tdl- si evince che Tassone il 14 gennaio era presente in udienza, ma la stessa non formalizzava un’opposizione all’acquisizione dei verbali e nelle successive udienze era assente. In ogni caso pur a voler ipotizzare la presenza della Tassone quale sarebbe stato l’accordo corruttivo tra lei e Petrini, atteso che nulla emerge sul punto. Né possono condurre a diversa conclusione le dichiarazioni rese da Petrini il 5 febbraio 2020 , dove lo stesso affermava che la richiesta fattagli dalla Tassone prevedeva l’assoluzione o la riduzione della pena in favore del suo assistito. Trattasi però di condotta diversa da quella contestata e quindi non passabile di valutazioni in questa sede”. In ogni caso per i giudici del Riesame, va considerato che questa versione è stata resa da Petrini, dopo due interrogatori nel corso dei quali il giudice ha reso dichiarazioni diverse, contraddittorie e comunque si tratta di una circostanza non emersa in alcun dato investigativo, se non dalle dichiarazioni di Petrini. Passando adesso all’altra ipotesi contesta alla Tassone dalla Direzione distrettuale antimafia di Salerno e concernente “l’aiuto” che Petrini avrebbe garantito all’amante nell’ambito del processo pendente al Tribunale di Catanzaro sul duplice omicidio Petrolini e Bava, avvenuto il 23 dicembre 2018 a carico di Giuseppe Gualtieri, il Tdl afferma che: “ non è chiaro quale genere di aiuto Petrini potesse averle offerto, (visto che l’imputato è reo confesso)”, dal momento che il procedimento si trovava in una fase di inattività e le sue possibilità di intervento come difensore dell’imputato sarebbero state molto scarse. Le alte contestazioni della Dda riguardano pareri e consigli forniti da Petrini alla Tassone in relazione a procedimenti che non dovevano svolgersi davanti allo stesso presidente di sezione della Corte di appello, ma secondo i giudici del Riesame “ si tratta di attività che non integrano certamente una condotta corruttiva, non avendo Petrini promesso di intervenire sulla decisione, né di veicolarla ai suoi colleghi in favore degli assistiti della Tassone”.
La Cassazione. La Dda di Salerno ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione del Tribunale del Riesame di rimettere il libertà l’avvocato Tassone. Il ricorso si discuterà il prossimo 25 settembre davanti alla VI sezione penale. (g. p.)
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