Dopo aver parlato di imprenditori e avvocati, il pentito Emanuele Mancuso - ascoltato nel corso del maxi processo Rinascita Scott - ha tirato in ballo anche le forze dell'ordine colluse con la sua famiglia, la potente cosca di 'ndrangheta di Limbadi. Rispondendo alle domande del pm Antonio De Bernardo, infatti, il collaboratore di giustizia ha spiegato che "c’erano diversi carabinieri" in contatto con la cosca. Per quanto riguarda uno, in particolare, ha saputo riferire perchè "in sostanza operava esclusivamente per mio padre e Antonino Gallone": "Ricordo che questo carabiniere - ha raccontato in videocollegamento con l'aula bunker di Lamezia - aveva avuto una discussione brutale con un soggetto che era avverso alla mia famiglia. Si rivolse a mio padre (il boss Pantaleone Mancuso detto 'l'ingegnere', ndr) per risolvere la questione in via non giudiziaria. Così si formò un legame particolare e venne gestito per un lungo periodo da mio padre e Gallone".

"Avvertivo gli altri di perquisizioni o operazioni".
Quando poi il padre divenne latitante "la palla passò a me e ebbi contatti diretti con questo carabiniere che mi dava numerose informazioni". Non lavorando per la Dda, però, "riguardava più che altro indagini a livello territoriale". Non ha saputo dire il cognome, solo che si chiamava Salvatore e che si è spostato in diverse caserme del Vibonese: San Nicola, Tropea, Nicotera, Rombiolo. Un aiuto "territoriale", appunto, ma non per questo di second'ordine: "Mi avvertiva dei posti di blocco mirati, una volta trovammo i gps su una macchina". "Questo carabiniere - continua ancora il collaboratore di giustizia - non sapeva mai di che operazione si trattasse, lui faceva supporto, mi mandava l’ambasciata tramite un suo parente 'stasera fanno qualcosa'. Una volta c’era stata un’operazione a Reggio Calabria eseguita però dai carabinieri di Tropea, quindi la sua informazione era veritiera. Tramite le sue notizie avvertivo i sodali di possibili perquisizioni o operazioni".

Costa pulita e i "trattamenti di favore".
Era stato anche informato, afferma il pentito, prima dell'inchiesta Costa pulita, "tanto che io e diversi soggetti vedemmo l’operazione in diretta". "Venivo costantemente avvertito - sintetizza Emanuele Mancuso - su ogni tipo di operazione". E in cambio cosa otteneva? "Ha avuto trattamenti di favore sia nei suoi confronti che riguardo la sua famiglia". Raccontando anche che questo carabiniere, Salvatore, ha presenziato al matrimonio di Nino Gallone: "Un giorno ci consultammo e io gli dissi 'ormai ti hanno beccato al matrimonio, fai finta che eri infiltrato fai una relazione', ma lui rispose che non se la sentiva".

La cocaina lasciata nella botola.
In un'altra occasione, racconta ancora il pentito, Giuseppe Navarra era stato arrestato perchè trovato in una coltivazione di numerose piante di droga. Ai domiciliari tra l'altro, spiega Emanuele Mancuso, "ha incontrato Claudio Tucci, ex assessore del Comune di Capistrano". Dopo un po’ di tempo i carabinieri fanno una perquisizione a casa di Navarra e trovano un chilo di hashish e un libro mastro con dare e avere. "In quella perquisizione c’era una botola all’interno della casa di Navarra con circa 800 grammi di cocaina. Lui (il carabiniere, ndr) vide la botola e la cocaina, ma non la prese. ‘Io quello che ho potuto fare l’ho fatto’ disse".

La Guardia di Finanza e i villaggi di famiglia.
Ma non era il solo, secondo il collaboratore di giustizia, che portava una divisa ma era a disposizione della 'ndrangheta. In un'altra occasione, ad esempio, "parlavamo con mio zio Luigi Mancuso dei soggetti che portavano notizie, io non gli dissi la mia fonte, ma lui mi parlò di un maresciallo dei carabinieri". A disposizione della famiglia, racconta il pentito, ci sarebbe stato infatti un maresciallo dei carabinieri che si chiamava "Annunziata". Ma "c'erano tanti operatori delle forze dell’ordine che ci passavano informazioni, ma se non sono contatti di vertice ti dicono solo che c’è l’operazione, ma la notizia arriva al massimo il giorno prima". E non solo carabinieri: "Per quanto concerne la Guardia di Finanza so che per quanto riguarda la cocaina venivano ospitati nei villaggi di famiglia con il pacchetto 'all inclusive', ma non solo finanzieri ma anche farmacisti di spessore".

L'informatore all'interno dei Ros.
"In una circostanza specifica - continua Emanuele Mancuso, un fiume in piena di informazioni - mi è arrivato un messaggio da parte di Leone Soriano con su scritto 'stasera non dormire a casa'. Io e altri andammo nella montagna di Joppolo, dove di solito si festeggiano le pasquette, ci siamo seduti in macchina e siccome avevamo un amico a Catanzaro che lavora con gli stupefacenti - e forniva anche diversi soggetti di spessore, diversi professionisti - ci informò che i carabinieri erano diretti in direzione Crotone e non verso di noi. Leone Soriano ci disse che era stato uno dei Ros a informarlo". Era il 2017 o il 2018, l'operazione "era Stige se non sbaglio". Specificando infine che i messaggi arrivavano tramite Whatsapp "perchè era più difficile da intercettare".