'Ndrangheta, boss torna a casa in libertà vigilata (NOME e FOTO)
Storico vertice della cosca, la sua carriera criminale è segnata da una latitanza durata ben undici anni, conclusasi il 16 febbraio 2005 quando i carabinieri lo scovarono in un bunker
Il baricentro del potere criminale nella Piana di Gioia Tauro registra un ritorno di peso. Gregorio Bellocco, classe 1955, figura apicale dell’omonima consorteria di Rosarno, è tornato nel suo feudo calabrese. Secondo quanto appreso dal giornalista Klaus Davi da fonti giudiziarie, per il boss è scattata da ieri la libertà vigilata, misura che sostituisce la sorveglianza speciale a cui era sottoposto dallo scorso giugno, momento della sua scarcerazione. Noto nelle cronache criminali con i soprannomi di "u lupu" o "testazza", Gregorio Bellocco rappresenta la storia stessa della ’ndrangheta tirrenica. La sua carriera criminale è segnata da una latitanza durata ben undici anni, conclusasi il 16 febbraio 2005 quando i carabinieri lo scovarono in un bunker sotterraneo. All’epoca, il suo nome figurava nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi d’Italia.
Oltre al controllo ferreo sul territorio reggino, il suo spessore criminale è legato a un’operazione di espansione fuori dai confini regionali: insieme al cugino Umberto Bellocco (detto "asso di mazzi"), Gregorio è considerato uno dei padri fondatori della Sacra Corona Unita, l’organizzazione mafiosa nata in Puglia sotto l’egida dei clan calabresi.

Il ritorno di Gregorio Bellocco a Rosarno avviene in un momento di particolare esposizione mediatica per la famiglia. Il boss è infatti cugino di secondo grado di Antonio Bellocco, il giovane esponente del clan ucciso a Cernusco sul Naviglio lo scorso 4 settembre 2024. L'omicidio di Antonio, per mano dell’ex capo ultrà dell'Inter Andrea Beretta, ha scoperchiato gli interessi della ’ndrangheta nelle dinamiche della curva nord milanese, riaccendendo i riflettori sulla pervasività della cosca.
La genealogia dei Bellocco è una trama densa di legami e tragedie interne: fratello di Nino "u Pacciu", Pietro e Bernardo, Gregorio è anche lo zio di quel Francesco Barone che, anni fa, si rese protagonista dell’assassinio della propria madre, Francesca Bellocco, "colpevole" di aver intrecciato una relazione extraconiugale con un membro della cosca rivale.
Dopo aver scontato le sue condanne e aver lasciato il carcere all'inizio dell'estate, l'iter di reinserimento sociale del boss ha subito un’accelerazione burocratica. Con la revoca della sorveglianza speciale e l’applicazione della libertà vigilata, Bellocco rimane un "osservato speciale" per lo Stato, sebbene la sua presenza fisica a Rosarno rappresenti, per gli inquirenti, un elemento di estrema attenzione per i futuri equilibri della criminalità organizzata calabrese.
