Il Tribunale civile di Vibo Valentia ha dichiarato l’ex sindaco di Tropea Giovanni Macrì incandidabile per due tornate elettorali, accogliendo la richiesta del Ministero dell’Interno nell’ambito della procedura successiva allo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose disposto nel 2024. Per i giudici non si tratta di responsabilità penale, ma di una responsabilità amministrativa legata a omissioni e carenze nei controlli che avrebbero reso l’ente «vulnerabile a possibili condizionamenti esterni».

Respinta invece la richiesta di incandidabilità nei confronti dell’ex assessore Greta Trecate.

Nelle motivazioni, depositate dalla sezione civile presieduta dal giudice Giulia Orefice, il Tribunale chiarisce che la decisione si fonda su una valutazione complessiva degli elementi raccolti. Gli atti descrivono una «progressiva stratificazione di indici concorrenti» che avrebbe determinato una condizione di «insufficiente impermeabilità dell’amministrazione comunale rispetto a possibili interferenze esterne».

Al sindaco, in quanto vertice politico e istituzionale dell’ente, spettavano precisi doveri di vigilanza e indirizzo che, secondo i giudici, non sarebbero stati esercitati in modo adeguato. In questo contesto la sentenza parla di «carenze sistemiche nell’attività di controllo» in settori ritenuti particolarmente sensibili.

Uno dei capitoli centrali riguarda la gestione degli appalti pubblici. Le motivazioni richiamano affidamenti diretti reiterati, proroghe contrattuali e procedure di somma urgenza che avrebbero consentito a determinati operatori economici di mantenere rapporti continuativi con l’ente. In più passaggi il Tribunale evidenzia la necessità di «verifiche più rigorose da parte dell’amministrazione», sottolineando come in alcuni casi tali controlli non sarebbero stati adeguati.

Il quadro complessivo, si legge ancora, è quello che assume rilievo decisivo: non il singolo episodio ma la «valutazione globale delle condotte amministrative», che evidenzierebbe criticità diffuse.

La sentenza richiama anche il contesto territoriale, ricordando che Tropea era già stata sciolta in passato per infiltrazioni mafiose. Una circostanza che, secondo i giudici, avrebbe imposto un livello di attenzione ancora più elevato. Alcune situazioni sarebbero invece state «sottovalutate o non adeguatamente governate».

Tra gli elementi esaminati figurano anche rapporti personali e familiari tra amministratori e soggetti ritenuti vicini ad ambienti criminali. Il Tribunale precisa però che tali circostanze non integrano prova di collusione, ma elementi che avrebbero richiesto «maggiore cautela istituzionale».

Nelle motivazioni trovano spazio anche le dichiarazioni dello stesso Macrì, che aveva affermato: «Seguivo direttamente numerose pratiche e monitoravo personalmente diversi settori strategici dell’ente». Per i giudici, questa ricostruzione rafforza il quadro di responsabilità, poiché conferma il ruolo centrale del sindaco e rende «meno plausibile l’ipotesi di una mancata conoscenza delle criticità emerse».

La misura di incandidabilità, chiarisce il Tribunale, non presuppone responsabilità penali né rapporti con la criminalità organizzata, ma riguarda la capacità dell’amministratore di prevenire situazioni di condizionamento dell’ente. Nel caso specifico viene richiamata una «inerzia colposa nell’esercizio dei doveri di vigilanza».

Diversa la decisione per Greta Trecate, per la quale i giudici ritengono che gli elementi raccolti non siano sufficienti a fondare un giudizio di responsabilità amministrativa, trattandosi soprattutto di rapporti personali e frequentazioni. La decisione è impugnabile nei successivi gradi di giudizio.