"In questi giorni mi sto facendo guidare solo dalla preghiera e dalla Parola di Dio, perché dopo aver ricevuto da papa Francesco la chiamata a presiedere la cura pastorale della Chiesa che è in Mileto–Nicotera–Tropea, sono stato sopraffatto dallo stupore e dalla gioia". Inizia così la lettera del nuovo vescovo della Diocesi vibonese, don Attilio Nostro (QUI vi abbiamo presentato la sua figura), che ha scritto per presentarsi a tutti i fedeli del territorio. "Nella preghiera di questi giorni - continua nelle sue prime parole rivolte alla Diocesi di Mileto - provo un crescente sentimento di gratitudine filiale verso il Vicario di Cristo che ha desiderato donarvi un vescovo scegliendolo tra i suoi Parroci di Roma, come segno ulteriore di comunione e paterna sollecitudine".


Don Francesco Mottola e "mamma" Natuzza Evolo.

Si dice felice di essere arrivato in una realtà diocesana conosciuta che "per la sua splendida cornice geografica e per l’enorme ricchezza storico-culturale, gode dell’ammirazione di tutto il mondo". "Ma come vostro pastore - prosegue don Attilio Nostro - l’aspetto che più mi sta a cuore è sottolineare la bellezza della sua tradizione ecclesiale passata e presente, segno di una fede matura ed eccezionalmente viva, come nel caso di don Francesco Mottola e di mamma Natuzza Evolo. Un’ulteriore traccia della vivacità dello Spirito Santo sono le tante vocazioni al sacerdozio: voi seminaristi siete il futuro e la speranza della nostra Diocesi!".

Vibonesi "laboriosi", ma il tessuto sociale...
Il nuovo vescovo, che entrerà ufficialmente in Diocesi il prossimo 2 ottobre, si dice cosciente di arrivare in un territorio "formato da gente laboriosa e dignitosa ma troppo spesso costretta a misurarsi con un tessuto sociale umiliato dalla piaga della disoccupazione che rende ancora più difficile il futuro di tante giovani famiglie costrette al doloroso distacco dell'emigrazione. Questo fu anche il destino della mia famiglia che 36 anni fa condusse i miei passi da Palmi verso la città di Roma. Oggi è il Vescovo di Roma che mi chiede di ritornare nella mia terra natìa, verso una famiglia nuova per la quale sono chiamato a essere pastore, padre e sposo.


"Vi chiedo di pregare per me".

"Non può esserci però uno sposo senza una Sposa, non può esserci matrimonio senza relazione personale, dialogo, affetto e stima sinceri... Ecco perché indirizzo a voi questa mia lettera; vi chiedo fin da ora - chiede il nuovo vescovo - di accogliermi e insegnarmi ad amarvi di vero cuore perché è questo ciò che desidero: amarvi come Cristo Buon Pastore e Sposo che ama, nutre, protegge e cura tutte le sue pecorelle. Vi chiedo di pregare per me, come io già prego per voi, proprio come gli sposi cristiani che intercedono e si affidano reciprocamente a Dio, il solo che possa dare la forza di amare e perdonare.


Il ringraziamento al "paziente e infaticabile lavori" di monsignor Oliva.

Da qui i ringraziamenti, in primis all'amministratore apostolico monsignor Francesco Oliva "per il paziente e infaticabile lavoro di ascolto e dialogo: in breve tempo ha aperto prospettive di speranza che io devo continuare a percorrere. Il suo impegno ha fatto riemergere un rinnovato desiderio di accogliere il Signore nella vita di questa Diocesi che sembrava patire la stessa fatica del popolo dell’Esodo. Grazie Eccellenza per aver animato questo non facile periodo con slancio sollecito e paterno, e per aver aperto molti cuori al dialogo, all’accoglienza e al perdono fraterno".


L'invito del vescovo emerito Luigi Renzo.

In secondo luogo, però, il ringraziamento va anche al vescovo emerito Luigi Renzo, "per i suoi 14 anni di servizio alla diocesi". "Nell’occasione del 50° di sacerdozio - afferma don Attilio Nostro - ha invitato i sacerdoti, i diaconi e le comunità parrocchiali a 'volersi bene e a remare tutti uniti con il vescovo che verrà'. Faccio mio questo suo invito, ben sapendo di poter contare anche sulle sue preghiere.

Chiesa come "ospedale da campo".
Don Attilio nostro rivolte poi un pensiero a tutta la comunità vibonese - "a tutti voi fedeli laici, famiglie, anziani, giovani e ammalati ai quali fin da subito rivolgo l’invito a edificare insieme la Chiesa secondo il cuore di Dio" - riprendendo le parole di papa Francesco secondo cui la Chiesa è chiamata a essere un “ospedale da campo” per curare le tante ferite dell’uomo. "Potremo farlo - scrive - se coltiveremo insieme relazioni libere, gioiose e sincere seguendo la disponibilità paolina di lasciarsi trasformare ed essere reciprocamente 'a servizio gli uni degli altri' (Gal 5,13) facendoci 'tutto a tutti per salvare ad ogni costo qualcuno' (1Cor 9,22). A tutti voi che nella diversità dei carismi attraverso le Confraternite, l’Azione Cattolica, le Associazioni, i Movimenti e gli Oratori rendete visibile la comunione nei diversi luoghi e situazioni di vita della nostra Chiesa, chiedo di lavorare insieme per realizzare sempre più una comunità ecclesiale autenticamente missionaria".


"Vi voglio già bene, siete nelle mie preghiere".

Dopo un ulteriore ringraziamento "a tutti i religiosi e le religiose", rivolge un pensiero a sacerdoti e diaconi - "se oggi ho la forza di dire di sì a Dio e alla Chiesa in questa nuova avventura che mi porta lontano dalla mia famiglia e dai miei affetti più cari, se oggi io non mi sento solo è perché so di poter contare su di voi" - a cui "voglio già bene, perché è a voi che pensavo mentre dicevo il mio 'sì' al Papa". "Accoglietemi come un mendicante, bisognoso delle vostre quotidiane preghiere. Accettatemi come un discente alla scuola della vostra esperienza pastorale e del vostro esempio e accompagnatemi col vostro sostegno sincero e fraterno. Nell’attesa di incontrarvi presto - conclude il futuro vescovo della Diocesi di Mileto - nella mia preghiera vi sto già presentando tutti i giorni al Signore come la mia speranza, la mia gioia, il mio cuore".

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