Carcere di Vibo
Carcere di Vibo

Una lettera aperta, firmata da un familiare di un detenuto presso il carcere di Vibo Valentia, lancia un grido d'allarme sulle condizioni di vita all'interno dell'istituto, paventando il rischio di una "tragedia annunciata" a causa del progressivo deterioramento psicologico di una persona a loro cara.
​La missiva, resa pubblica, descrive un ambiente caratterizzato da "episodi di violenza ripetuti, condizioni di forte pressione psicologica, paura costante e isolamento." In questo contesto, il detenuto avrebbe maturato e manifestato "più volte pensieri suicidari, arrivando a percepire la morte come l’unica possibile via di fuga da una sofferenza divenuta insostenibile."
​La denuncia si concentra soprattutto sulla presunta inerzia e assenza di risposte da parte delle autorità, nonostante le ripetute segnalazioni di "grave rischio suicidario" inviate dalla famiglia al garante, ad associazioni e a soggetti istituzionali.
​"Quando una persona affidata allo Stato arriva a pensare che togliersi la vita sia l’unico modo per far cessare il dolore, non siamo di fronte a un gesto imprevedibile, ma al fallimento di un sistema di tutela che avrebbe dovuto intervenire molto prima," si legge nella lettera.
​Il familiare lamenta una "preoccupante assenza di comunicazione: nessuna informazione chiara sulle condizioni della persona detenuta, nessun confronto reale, nessuna rassicurazione su interventi concreti adottati per proteggerne la vita."
​"Questo silenzio pesa enormemente. Lasciare una famiglia nell’angoscia, senza risposte, mentre una persona fragile vive un progressivo crollo psicologico, significa aumentare il senso di abbandono e rafforzare quella percezione di non avere più alternative."
​La lettera sottolinea come la detenzione comporti la privazione della libertà personale, ma non la rinuncia ai diritti fondamentali come la vita, la dignità e la tutela della salute mentale.
​"Ci troviamo di fronte a una realtà in cui chi dovrebbe vigilare, proteggere e prevenire sembra non vedere, non sentire, non agire. Ma lo Stato non può permettersi l’inerzia quando è in gioco la vita di una persona. In questi casi, l’omissione non è neutra: diventa corresponsabilità."
​La famiglia chiede che venga fatta "immediata e piena luce su quanto accade nel carcere di Vibo Valentia" e che le autorità competenti intervengano "con urgenza, trasparenza e responsabilità, prima che questa sofferenza si trasformi in una tragedia irreversibile." L'obiettivo è chiaro: "Rendiamo pubblica questa denuncia perché il silenzio istituzionale uccide quanto la violenza. E perché nessuno, domani, possa dire: ‘Non sapevamo’".