Vibo, 'ndrangheta e Chiesa: si va verso l'addio a padrini e madrine?
Tutto il clero del Vibonese, appartenente alla Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, si è riunito giovedì scorso nella cattedrale di Mileto per "riflettere insieme sulle linee guida pastorali da tenere con gli 'ndranghetisti che la Conferenza episcopale calabra (Cec) sta preparando per i parroci". Una bozza di indicazioni che - ha spiegato in apertura dell'incontro il vescovo Luigi Renzo - "sono un invito e una sollecitazione a sentirci con le spalle coperte da una parte, ma anche coraggiosi" nella gestione della vita della Chiesa. Tenendo a mente la necessità di "rendere operativi i principi" e che "occorrono catechisti della quotidianità - ha detto ancora monsignor Renzo - con la bibbia in una mano e il giornale nell'altra".
Attenzione alle "condanne definitive" per padrini e testimoni.
Il documento della Conferenza episcopale calabra propone regole per diversi aspetti, tra cui i padrini (e testimoni di nozze) e le processioni. Per quanto riguarda il "comparaggio" i vescovi calabresi partono dal presupposto che "invece di designare autentici accompagnatori nella fede oggi madrine e padrini vengono scelti per lo più tra amici, parenti e personalità che nulla hanno a che fare con l’educazione alla fede (anche l'ex capo mafia Andrea Mantella è stato cresimato in carcere e ha scelto come padrino il boss Saverio Razionale, ndr). È questa un’abitudine che potrà far comodo alla ’ndrangheta, che fonda la sua forza sui legami familiari, e ha, infatti, trasformato la scelta dei padrini e delle madrine in un’occasione per allargare i legami familiari". Per questo si propone il divieto di ammettere come padrini e madrine di battesimo e cresima, e come testimoni di nozze, "le persone notoriamente irreligiose o che provocano scandalo, in particolare quelle condannate per reati di mafia e simili ("anche l'usura ad esempio", ha detto il vescovo Renzo) con sentenza passata in giudicato, o coloro per i quali sia stata accertata l’affiliazione o la contiguità ad associazioni ’ndranghetiste e, in generale, mafiose". Se necessario anche chiedendo ai fedeli di presentare il certificato penale.
Evitare tentativi di infiltrazione nelle processioni.
Per quanto riguarda le processioni, invece, viene proposto il divieto "in ogni caso di far sostare statue e icone davanti alle abitazioni degli organizzatori o degli offerenti, come pure è vietato poggiarle sopra un tavolino dinanzi a una casa privata o a un pubblico esercizio". Così come per i portatori delle statue "è compito e responsabilità del parroco vigilare sull’oculata scelta dei portatori o portantini di vara, per evitare eventuali tentativi d’infiltrazione mafiosa". Anche in questo caso, se necessario, chiedendo un certificato penale per verificare l'inesistenza di condanne per reati di mafia. Fermo restando che "le norme liturgiche e canoniche devono esser fatte osservare dai parroci e non certo dalle forze di polizia".
Eliminare la figura di padrini e madrine.
Molti i sacerdoti intervenuti, non senza polemiche. Per qualcuno, ad esempio, "si rischia di fare una 'Chiesa di carta', dove sulla carta funziona tutto ma poi in parrocchia ci siamo noi". Qualcun altro ha fatto notare che di padrini, processioni e feste "i vescovi ne parlavano già 100 anni fa, ma fuori scoppiava la prima guerra mondiale e nei documenti la guerra non c'era". E che "se papa Francesco ci sta richiamando a questa svolta storica" allora le linee guida proposte dai vescovi calabresi non bastano, perchè è arrivato il momento di "fare scelte radicate e radicali, scelte forti che lascino il segno". Ad esempio? "Eliminiamo padrini e madrine, facciamo una scelta nostra (a questo punto è partito un piccolo applauso dall'assemblea, ndr)". A riguardo il vescovo Renzo ha ricordato che nel documento della Cec si consente alle Diocesi di valutare l’opportunità di sospendere temporaneamente sul proprio territorio gli uffici di padrino e madrina, o di testimone di nozze, aggiungendo "se a voi va bene io faccio la richiesta, non ho nessun problema".
"Non possiamo basarci solo sulle sentenze definitive".
Qualche altro sacerdote ha invece evidenziato il fatto che la bozza di linee guida parla di sentenze definitive, ma "qui da noi i condannati per mafia con sentenze definitive sono veramente pochi": "Ci sono persone coinvolte in Rinascita Scott - ha aggiunto - e in tanti altri processi. Che si fa? Facciamo attenzione, perché poi loro vengono e dicono 'no ma io non ho una condanna definitiva'. Invece la pervasività è grandissima, e noi lo sappiamo perché conosciamo i nostri paesi". Un altro prete intervenuto ha invece sottolineato come "anche nostro Signore stava con i peccatori", e che nel documento si legge che "è facile trovarsi nello stesso bar o negli stessi luoghi con persone pregiudicate o presunti ’ndranghetisti e, per questo, essere infondatamente additati come persone che frequentano i mafiosi". "Ma - evidenzia il sacerdote - se una persona è un libera perché dovremmo essere etichettati, o si frequentano tutti i parrocchiani o nessuno". Con il vescovo Renzo che ha ricordato che "la prudenza non è mai troppa", anche perchè "significa tutelare se stessi".

I preti sotto processo e le contraddizioni della Diocesi.
Di fronte alle riflessioni dei sacerdoti qualcuno, forse, potrebbe aver notato delle contraddizioni al'interno della Diocesi. Ascoltando la parola "prudenza", i richiami al "non aspettare le sentenze definitive" per "reati di mafia o simili", viene infatti spontaneo domandarsi se sia opportuno - considerata una potenziale impossibilità a fare il padrino o il testimone - che un sacerdote sotto processo per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso continui a fare il segretario del vescovo. O che un altro sacerdote, sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa, possa occuparsi dei corsi prematrimoniali. Tenendo in considerazione che si tratta comunque di processi in corso non arrivati, ancora, a una sentenza (questo anche perchè i procedimenti giudiziari che riguardano la Chiesa vibonese vanno particolarmente per le lunghe, come abbiamo raccontato QUI). Cosa ne pensa il vescovo Luigi Renzo? Alla fine dell'incontro abbiamo provato a fargli qualche domanda ma, pur se con gentilezza, ha declinato. Il suo silenzio pubblico, in particolar modo riguardo la vicenda del suo segretario, sta però creando diversi malumori all'interno del clero (vibonese e, a quanto ci risulta, anche in Vaticano). Malumori che il vertice della Diocesi di Mileto - ipotizziamo - o fa finta di non vedere o di cui, forse, non è stato adeguatamente informato da chi lo circonda.
