Non sarebbero state necessarie minacce o pressioni esplicite. Per gli investigatori, il presunto condizionamento delle procedure pubbliche passava attraverso canali più discreti: anticipazioni sui bandi, accesso a documenti riservati, indicazioni sulle offerte da presentare e informazioni sottratte agli uffici comunali prima che diventassero pubbliche.

È questo uno degli scenari delineati dall’inchiesta Artemis II, che descrive un sistema di relazioni attraverso il quale esponenti dell’amministrazione comunale di Cortale avrebbero favorito, secondo l’accusa, gli interessi riconducibili a Domenico Cracolici, ritenuto dagli inquirenti figura di vertice dell’organizzazione criminale finita sotto la lente della Direzione distrettuale antimafia.

Tra i protagonisti della vicenda compare Giuseppe Vinci, responsabile dell’Ufficio tecnico manutentivo del Comune e responsabile del procedimento relativo alla gara per l’assegnazione del lotto boschivo di Malittoro. Le indagini sostengono che il funzionario avrebbe mantenuto un rapporto costante con Cracolici durante tutte le fasi della procedura, fornendo indicazioni utili alla partecipazione alla gara e seguendo da vicino la regolarizzazione della documentazione amministrativa.

Secondo la ricostruzione investigativa, Vinci sarebbe stato perfettamente consapevole che dietro alcune imprese formalmente partecipanti si celavano interessi riconducibili al presunto capocosca. Nonostante ciò, avrebbe continuato a interloquire con lui, contribuendo – secondo l’accusa – a garantire il buon esito dell’operazione amministrativa.

Le contestazioni non si fermano qui. Gli investigatori ritengono che il tecnico comunale abbia anche divulgato informazioni coperte da riservatezza riguardanti l'identità dei concorrenti e il contenuto delle offerte economiche presentate, consentendo di valutare preventivamente eventuali ostacoli all’aggiudicazione e di calibrare le strategie da adottare durante la procedura.

Nel quadro delineato dalla Procura compare anche Mario Brunello Cristofaro, dipendente comunale di Cortale. Secondo gli atti, avrebbe comunicato a Cracolici dettagli sull’andamento della gara boschiva, informandolo sul numero effettivo dei partecipanti e sulle offerte depositate. Circostanze che, per gli inquirenti, avrebbero consentito di monitorare costantemente l’esito della procedura.

Le indagini ipotizzano inoltre che una delle imprese coinvolte fosse formalmente intestata alla moglie di Cracolici, ma che il reale dominus dell’attività fosse lo stesso esponente della cosca. Una soluzione che, secondo l’accusa, sarebbe stata adottata per aggirare i vincoli derivanti dalle misure di prevenzione patrimoniali.

Un secondo filone riguarda invece il servizio di refezione scolastica destinato agli istituti di Cortale. In questo contesto, gli investigatori attribuiscono un ruolo centrale al consigliere comunale Francesco Feroleto, accusato di aver fornito informazioni riservate sulle decisioni dell’amministrazione riguardanti la futura gara per la mensa scolastica.

Secondo la Procura, prima ancora della pubblicazione del bando sarebbero stati comunicati dettagli relativi alle modalità di affidamento, ai tempi della procedura e alle scelte che l’ente avrebbe adottato. Informazioni che avrebbero consentito agli interessati di predisporre in anticipo una struttura societaria idonea a partecipare alla gara.

L’inchiesta sostiene che il consigliere avrebbe inoltre favorito una soluzione amministrativa ritenuta vantaggiosa per la cooperativa destinata a concorrere all’appalto, mantenendo un costante raccordo con gli esponenti del gruppo investigato.

Nel complesso, gli inquirenti descrivono un sistema finalizzato a orientare l’esito delle procedure pubbliche e a garantire il controllo di settori economicamente rilevanti per il territorio. Dalle attività boschive alla refezione scolastica, il meccanismo contestato avrebbe permesso di limitare la concorrenza, scoraggiare operatori esterni e rafforzare la presenza degli interessi riconducibili al clan all’interno dell’economia locale.

Le accuse sono contenute nell’ordinanza cautelare e rappresentano l’impostazione investigativa della Procura. Le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nel corso del procedimento e restano coperte dalla presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.