Il Consiglio di Stato scrive la parola fine sul lungo e tormentato contenzioso elettorale successivo alle ultime elezioni regionali in Calabria. Con la sentenza n. 04945/2026 della Quinta Sezione, i giudici amministrativi di secondo grado hanno rigettato l'appello proposto da Michele Comito (lista "Occhiuto Presidente"), confermando in toto la precedente decisione del Tar Calabria e blindando i due seggi assegnati a "Noi Moderati". 

Soddisfatto e durissimo nel commento il consigliere regionale riconfermato Vito Pitaro, che attraverso i canali social ha commentato la disputa legale: "Si chiude così, definitivamente, una vicenda che si è voluta protrarre oltre ogni ragionevolezza nel tentativo di rimettere in discussione un risultato elettorale chiaro e già consegnato dalle urne - commenta Pitaro -. Quando un giudice di primo grado si pronuncia con nettezza e il secondo grado conferma in pieno, non si tratta più di legittimo diritto alla difesa: si tratta di accanimento contro una vittoria democratica che non si voleva accettare. Si è scelto di logorare nei Palazzi di giustizia un risultato che i calabresi avevano già scritto nelle urne, e i Palazzi di giustizia hanno risposto due volte nello stesso modo: il quorum di Noi Moderati c’è, e non si discute. Il mio impegno non si è mai fermato, nemmeno per un giorno: ascolto costante dei territori e attenzione concreta alle istanze dei calabresi che continuerò a rappresentare con serietà e responsabilità. Un ringraziamento sincero ai miei avvocati, Alessio Colistra e Giovanni Cilurzo, per la professionalità e la competenza dimostrate in entrambi i gradi di giudizio: una doppia vittoria che conferma anche il loro lavoro", conclude Vito Pitaro

La disputa sulle cifre

Il ricorso mirava a escludere "Noi Moderati" dal Consiglio regionale attraverso un ricalcolo della soglia di sbarramento del 4%. Secondo la tesi dell'appellante, nel computo dei "voti validi" complessivi (il denominatore della percentuale) si sarebbero dovuti inserire anche i voti andati ai soli candidati alla Presidenza (792.723 voti totali), operazione che avrebbe fatto scivolare il partito al 3,87%, estromettendolo a vantaggio dello stesso Comito e di altri esclusi eccellenti come Giuseppe Falcomatà (PD) e Filomena Greco (Italia Viva).

Al contrario, l'Ufficio centrale regionale e i giudici amministrativi hanno riaffermato che il calcolo corretto va eseguito prendendo a riferimento le sole liste circoscrizionali (758.710 preferenze). Su questa base, le 30.729 schede raccolte da "Noi Moderati" si attestano al 4,05%, garantendo pienamente il superamento del quorum.

Il verdetto di Palazzo Spada

Il collegio presieduto da Diego Sabatino (Massimo Santini relatore) ha chiarito che i voti espressi per i soli candidati presidenti hanno una finalità unicamente legata alla governabilità e alla guida dell'esecutivo. Definendo tali preferenze come voti "tronchi", la Corte ha sancito che non possono produrre effetti negativi sulla quota proporzionale del Consiglio, la quale tutela la rappresentatività e il diritto di accesso delle minoranze. Resta quindi inalterato l'equilibrio politico a Palazzo Campanella, con la definitiva validazione degli scranni assegnati a Vito Pitaro e Riccardo Rosa.