Quindici anni. Tanto è passato da quel tragico gennaio del 2005 quando in un bosco di Montalto Uffugo una giovane donna di appena ventidue anni venne trovata morta. Il suo nome è ancora scolpito tra le pagine delle cronache di oggi: Lisa Gabriele, un giallo ancora senza soluzione. Per la Procura di Cosenza che ha riaperto le indagini non fu suicidio ma omicidio. Un mistero  irrisolto ma sul quale gli inquirenti lavorano a ritmo serrato per dare un volto e un nome all'assassino di Lisa. Nello scorso mese di novembre la sua salma è stata riesumata per un altro esame autoptico disposto nell'ambito del nuovo filone di indagini. Su una mano sarebbero stati trovati dei segni che farebbero pensare ad una colluttazione e sarebbero state scoperte tracce infinitesimali di materiale biologico oggetto di un accertamento tecnico non ripetibile affidato al professore Emiliano Giardina, genetista dell'Università Tor Vergata di Roma, salito alla ribalta della cronaca giudiziaria per il caso di Yara Gambirasio. Gli esami dei campioni del Dna prelevati durante l'autopsia sul corpo di Lisa potrebbero quindi sancire la definitiva svolta delle indagini e permettere agli inquirenti di disporre di un profilo utile di Dna da comparare con il "sospettato".

"Lisa è stata uccisa". Gli inquirenti non hanno più dubbi su quanto avvenuto nel gennaio del 2005 nei boschi di Montalto. Lisa Gabriele sarebbe stata uccisa dopo essere stata aggredita e soffocata. La riesumazione del cadavere è stata disposta dal procuratore Mario Spagnuolo e dal pm che segue le indagini, Antonio Tridico, per individuare delle tracce di codice genetico presenti sotto le unghie della vittima. L’ipotesi è che la 22enne prima di morire tentò disperatamente di difendersi e, verosimilmente, potrebbe aver graffiato il suo assassino.

La lettera anonima. Il “sospettato” in questione sarebbe un poliziotto di Cosenza con il quale Lisa avrebbe avuto una relazione. Secondo l'ipotesi degli inquirenti potrebbe essere stato lui ad uccidere la donna e a inscenare un finto suicidio dopo averla portata in un bosco alla periferia di Montalto Uffugo. A fare luce sul caso fino a spingere gli inquirenti a riaprirlo anche una lettera spedita in Procura e scritta da anonimo testimone che ha raccontato nei particolari cosa avvenne nel 2005. Nella vicenda sarebbero dunque coinvolte altre persone che, a vario titolo, avrebbero preso parte al depistaggio delle indagini.

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