Sangue e vendetta nelle Preserre: la strategia del clan per annientare gli avversari (NOMI e DETTAGLI)
Dall'eccidio del 2002 alla riorganizzazione del 2012: il piano di Rinaldo Loielo per decapitare i rivali e riprendersi il controllo del territorio tra Gerocarne e Soriano
Nelle Preserre vibonesi, tra i boschi fitti che collegano Gerocarne, Soriano Calabro e l’Ariola, il silenzio non è mai sinonimo di pace. È, piuttosto, un’attesa armata. La faida tra il clan Emanuele-Idà-Maiolo e la famiglia Loielo non si è mai davvero interrotta, alimentata da un odio viscerale che affonda le radici nel 2002, anno dell’omicidio dei fratelli Giuseppe e Vincenzo Loielo. Un conflitto endemico che, dopo anni di egemonia degli Emanuele, è tornato a deflagrare nel 2012 con una freddezza chirurgica.
Il "Piano di sterminio" di Rinaldo Loielo
Secondo le rivelazioni del collaboratore di giustizia Nicola Figliuzzi, il 2012 ha segnato lo spartiacque. Con i vertici degli Emanuele decimati dall'operazione "Luce nei Boschi", Rinaldo Loielo ha visto l'occasione per regolare i conti. Non si trattava solo di potere criminale, ma di una vendetta familiare attesa per dieci anni.
Il piano era metodico e prevedeva l'eliminazione sistematica di ogni tassello della consorteria avversaria: in particolare, dalle dichiarazioni rese dal collaboratore Nicola Figliuzzi in merito agli omicidi programmati da Rinaldo Loielo, è possibile affermare che l'eliminazione dei vari componenti del sodalizio degli Emanuele doveva essere compiuta secondo uno schema preciso, tendente alla vendetta del padre Giuseppe Loielo e dello zio Vincenzo Loielo, e inoltre servente per riprendere il controllo criminale del territorio. L'eliminazione dei reggenti del gruppo degli Emenuale doveva avvenire in detti termini:
- eliminazione dei germani Bruno e Gaetano Emanuele qualora fossero usciti dal carcere, in quanto ritenuti capi indiscussi dell'omonima consorteria criminale;
- eliminazione di Franco Idà detto "Nuccio o Linuccio", allorquando fosse stato scarcerato, in quanto quando i due cognati risultano ristretti è lui a detenere il potere della consorteria;
- eliminazione di Antonino Zupo, cugino degli Emanuele in quanto reggente della fazione in quel periodo storico;
- eliminazione di Domenico Zannino e Antonino Grillo, in quanto ritenuti elementi di vertice che controllavano per contro dei germani Emanuele la zona delle preserre Vibonesi;
- eliminazione di Giovanni Emmanuele e Domenico Tassone in quanto ritenuti i soggetti che sparavano per conto degli Emanuele.
Effettivamente, per come emerso nel corso delle indagini indagine, dopo l'operazione "Luce nei boschi", in particolare nei confronti di Bruno e Gaetano Emanuele e Franco Idà, che fino ad allora avevano promosso e diretto il sodalizio, questi avevano affidato la reggenza dell'organizzazione criminale a Antonino Zupo, cugino dei fratelli Emnauele. In data 22 settembre 2012, nonostante si trovasse ancora agli arresti domiciliari, Antonino Zupo veniva assassinato da un killer appartenente alla cosca Loielo. Ancor prima che Zupo cadesse sotto i colpi del clan Loielo, venivano registrati due falliti agguati nei confronti di Giovanni Emmanuele – il 1° aprile 2012 – e di Domenico Zannino – nel mese di agosto 2012 - entrambi liberi in quel momento, considerati a loro volta obiettivi dei Loielo, in quanto soggetti apicali e pericolosi azionisti degli Emanuele.
Le dichiarazioni del collaboratore Figliuzzi
Si riporta uno stralcio delle dichiarazioni del collaboratore Nicola Figliuzzi: “A seguito della detenzione, i fratelli Emanuele e Nuccio o Linuccio Idà, avevano lasciato il comando del territorio e la direzione delle attività illecite a Antonino Zupo e per questo Rinaldo Loielo aveva deciso di assassinare il loro referente sul territorio, ...omissis...”
E ancora: "Più in là, ad inizio agosto dell'anno 2012, mi sono recato a Soriano e mi sono fermato presso il bar di Rinaldo Loielo, il quale, in quella circostanza, mi chiedeva se nei giorni successivi potevo raggiungerlo a casa perché mi doveva parlare. Pertanto, il giorno dopo sono andato da lui presso la sua abitazione e mi ha detto che bisognava uccidere a tutti i costi Antonino Zupo in quanto era lui quello che comandava e dettava gli ordini in quel momento, perché i fratelli Emanuele, Bruno e Gaetano, erano in carcere".
Prosegue sempre Nicola Figliuzzi: “Rinaldo mi aveva detto che Antonino Zupo ne faceva parte, spiegandomi che era lui che comandava, in quanto i due fratelli Gaetano e Bruno Emanuele, nonché il loro cognato Franco Idà erano in carcere. Tutti questi soggetti, secondo il disegno di Rinaldo, dovevano essere uccisi, poiché lui li riteneva responsabili della morte del padre Giuseppe Loielo, nonché della morte dello zio Vincenzo Loielo”.
“So che Giovanni Emmanuele fa parte del gruppo degli Emaniele, perché sia Rinaldo Loielo che Francesco Alessandria mi avevano detto che Giovanni Emmanuele e suo cugino Domenico Tassone dovevano essere uccisi, in quanto entrambi facevano parte degli Emanuele ed erano soggetti che venivano utilizzati dal loro gruppo per sparare”. L'obiettivo era chiaro: fare terra bruciata attorno agli storici boss per riprendere il controllo totale dell'area.
La nuova struttura della 'ndrina
Le indagini della Dda di Catanzaro, supportate anche dalle dichiarazioni rese nel 2020 da Walter Loielo, hanno permesso di mappare la rinascita del clan. Sotto la direzione di Rinaldo Loielo, la 'ndrina si era ricompattata con nuove leve e alleanze strategiche. Tra gli affiliati figurano nomi come Cristian e Valerio Loielo, Filippo Pagano e Nicola Ciconte. Un ruolo chiave era rivestito da Francesco Alessandria, detto "Mustazzu", indicato come il pianificatore degli omicidi e il "pontiere" incaricato di tenere i rapporti con altre potentissime consorterie della provincia, come i Patania di Stefanaconi e i Mancuso di Limbadi.
