'Ndrangheta nelle Preserre, la trama di sangue dopo la morte di Ceravolo: dai tentati omicidi alla svolta giudiziaria (NOMI)
L'inchiesta della DDA ricostruisce anni di faida tra gli Emanuele e i Loielo: Nicola Ciconte e Alex Nesci, scampati a bombe e proiettili nel 2017, sono oggi accusati del delitto del giovane innocente
Un boato che squarcia il silenzio della mattina, una lamiera che si accartoccia e il sangue che macchia l’asfalto. Era il 25 settembre 2017 quando a Sorianello un’autobomba esplodeva sotto il sedile di Nicola Ciconte. Quel giorno, a salvarlo, fu solo uno sportello rimasto aperto che attutì l’onda d’urto, lasciandolo ferito ma vivo. Quello che allora sembrava l'ennesimo capitolo di una guerra locale, oggi è un tassello fondamentale nel puzzle della DDA di Catanzaro, che vede Ciconte e il suo stretto alleato Giovanni Alessandro “Alex” Nesci al centro dell’accusa più infamante: l'omicidio di Filippo Ceravolo.
Il filo rosso tra il 2012 e il 2017
Secondo le indagini della Distrettuale Antimafia, il tentato omicidio di Ciconte non fu un episodio isolato, ma la risposta dinamitarda in una partita a scacchi mortale tra le fazioni dei Loielo e degli Emanuele. Un conflitto che ha radici profonde e che, esattamente cinque anni prima dell'attentato a Ciconte, aveva già mietuto la sua vittima più celebre e dolorosa. Il 25 ottobre 2012, a Pizzoni, cadeva infatti Filippo Ceravolo, il diciannovenne la cui unica colpa fu quella di accettare un passaggio da Domenico Tassone, reale obiettivo dei sicari. Oggi, i nomi di Ciconte e Nesci emergono nell'ordinanza come i presunti responsabili di quell'azione di fuoco.
Alex Nesci: l’uomo dalle sette vite
Se Ciconte è scampato alla dinamite, Alex Nesci è sopravvissuto al piombo per ben due volte nello stesso anno. Il 1° aprile 2017, alcuni colpi di arma da fuoco lo raggiungono mentre è a bordo della sua auto nei pressi del cimitero di Sorianello. Pochi mesi dopo, il 28 luglio, i sicari tornano a colpire: proiettili alle spalle mentre si trova sull'uscio di casa insieme al fratello. Ferito ma mai domo, Nesci si rende irreperibile, salvo ricomparire proprio al capezzale dell'amico Ciconte dopo l'esplosione della bomba. Un legame, il loro, che gli inquirenti definiscono "solido e duraturo", cementato sin dai tempi del delitto Ceravolo.
La cronologia del terrore
L'inchiesta ricostruisce una sequenza cronologica impressionante, una scia di morte che ha trasformato le Preserre in un campo di battaglia:
- 2 giugno 2012: Omicidio di Nicola Rimedio (figura chiave dei Loielo).
- 22 settembre 2012: Assassinio di Antonino Zupo a Gerocarne.
- 25 settembre 2012: Omicidio di Domenico Ciconte.
- 25 ottobre 2012: Il sacrificio di Filippo Ceravolo.
- 12 aprile 2013: Omicidio di Salvatore Lazzaro.
Le intercettazioni: «Tranquillo che non muoio»
A incastrare i protagonisti non sono solo i rilievi balistici, ma anche le loro stesse parole. In una conversazione intercettata nell'ottobre 2017, Alex Nesci rivendica quasi con spavalderia la sua capacità di resistere: «Tranquillo che non muoio!».
Nelle pieghe di quei dialoghi emerge però anche il clima di terrore e la consapevolezza del vuoto di potere lasciato dopo la morte di Nicola Rimedio: «Tutti avevano paura di lui... appena è morto hanno cominciato tutti... chi qua, chi là». È in questa anarchia criminale che si inseriscono le figure di Ciconte e Nesci, oggi chiamati a rispondere non solo della loro sopravvivenza ai tentati omicidi, ma del sangue di un innocente che attende giustizia da oltre tredici anni.
