Un asse criminale che attraversa lo Stretto, collega la Sicilia alla Calabria e si estende fino a Malta. È il quadro delineato dall'inchiesta denominata "Abisso", coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania, che ha portato all'esecuzione di 15 misure cautelari tra diverse province italiane e all'estero, facendo emergere un presunto circuito di traffico e distribuzione di sostanze stupefacenti.

Le indagini, sviluppate nel corso di mesi di attività investigative, hanno consentito di ricostruire una rete che avrebbe operato tra Catania, Siracusa, Reggio Calabria, Cosenza, Lecce, Prato e Malta. Nel corso degli accertamenti sono stati sequestrati complessivamente circa 25 chilogrammi di droga tra cocaina, hashish e marijuana, mentre quattro persone sono state arrestate in flagranza di reato.

Secondo gli investigatori, uno dei canali di approvvigionamento più rilevanti avrebbe avuto origine in Calabria. Le risultanze investigative indicano infatti la Locride come uno dei territori dai quali sarebbero partite alcune trattative per l'acquisto di importanti quantitativi di cocaina destinati ai mercati siciliani e maltesi.

Tra le persone coinvolte nell'indagine figurano Giuseppe Curciarello, originario di Locri e residente a Siderno, e Antonio Scartò, conosciuto con il soprannome di "Paco", nato a Siderno e residente a Caulonia. Entrambi compaiono negli atti dell'inchiesta in relazione a una contestazione che riguarda il tentativo di recuperare un ingente carico di cocaina, quantificato in quasi due tonnellate, successivamente intercettato dalle forze dell'ordine.

Uno degli episodi ritenuti significativi dagli investigatori risale al dicembre del 2022. In quella circostanza, secondo la ricostruzione contenuta nell'ordinanza del giudice per le indagini preliminari di Catania, alcuni componenti del gruppo investigato si sarebbero incontrati nell'area del centro commerciale Centro Sicilia per discutere di una possibile fornitura di sostanze stupefacenti.

Tra i partecipanti all'incontro sarebbe stato presente anche Antonio Scartò, descritto negli atti come soggetto con precedenti specifici in materia di droga e ritenuto vicino ad ambienti della criminalità organizzata della Locride. Le conversazioni intercettate dagli investigatori avrebbero consentito di delineare il contenuto dell'incontro e le modalità della presunta trattativa.

Dalle attività tecniche emergerebbe infatti l'interesse per una fornitura di cocaina pari a dieci chilogrammi. Secondo la ricostruzione accusatoria, il quantitativo sarebbe stato offerto a un prezzo di circa 28 mila euro al chilogrammo. Gli interlocutori avrebbero valutato l'acquisto chiedendo però la possibilità di effettuare il pagamento in maniera dilazionata, elemento che per gli inquirenti confermerebbe l'esistenza di rapporti consolidati tra acquirenti e fornitori.

L'inchiesta rappresenta l'ennesimo tassello nel contrasto ai traffici di droga che attraversano il Mezzogiorno e conferma, secondo gli investigatori, l'esistenza di collegamenti stabili tra gruppi criminali operanti in territori diversi ma uniti da interessi comuni nel mercato degli stupefacenti.

Le accuse formulate dalla Procura sono attualmente al vaglio dell'autorità giudiziaria. Per tutti gli indagati resta valido il principio di presunzione di innocenza fino all'eventuale accertamento definitivo delle responsabilità con sentenza irrevocabile