Martedì, due giugno 2020, ore 17. La terra dei veleni e delle mille dimenticanze, dove sorge l’ex fornace “La Tranquilla” nel territorio del Comune di San Calogero, è popolata di gente. Il motivo è presto detto. Due anni fa alla stessa ora in questo luogo maledetto - diventato dove secondo la Procura della Repubblica di Vibo Valentia “la discarica dei veleni più pericolosa d’Europa” - è stato ucciso a fucilate Soumalia Sacko, 29 anni. Il giovane proveniva dal villaggio di Sambacanou nella Regione di Kayes (Mali), aveva un regolare permesso di soggiorno ed era particolarmente impegnato come attivista sindacale. Un combattente. Un uomo generoso costantemente in prima linea che non si risparmiava mai e che quando poteva cercava di dare una mano ai suo connazionali sfruttati e spesso senza diritti di nessuna natura. Uno dei tanti invisibili, agli occhi del mondo della società dei consumi, il quale anni prima veva dovuto lasciare il suo paese di origine per l’avanzamento della siccità e della desertificazione.

Ucciso per una lamiera. Il giovane sindacalista se quel giorno doloroso e tragico di due anni fa, come ricorda l’Usb “non avesse incontrato sulla sua strada la furia omicida che considerava “roba sua” quel terreno usato dalle mafie come discarica di veleni, oggi sarebbe condannato all’invisibilità come centinaia di migliaia di braccianti, in forza dei decreti sicurezza ancora in vigore. E sarebbe in prima linea nella lotta contro lo sfruttamento dei braccianti e per la regolarizzazione degli invisibili”.
La gente oggi è qui - in questo luogo dove nelle notte buie e colpevoli si aggirano le assenze, i fantasmi e le diavolerie compiute dall’uomo per fare affari illeciti e, quindi, soldi sporchi in quantità - per ricordare la vittima innocente di quel giorno tragico di due anni fa. Soumalia Sacko è caduto in questo terreno sotto i colpi d’arma da fuoco esplosi da un collinetta mentre era alla ricerca di lamiere da utilizzare nella tendopoli della vicina San Ferdinando. Materiale di nessun valore ma che alla sua gente erano utili per ripararsi dalle intemperie. Un delitto assurdo per il quale è oggi sotto processo un 45enne di San Calogero, Antonio Pontoriero.

La commemorazione. Il primo gesto è la deposizione di un mazzo di fiori nel punto esatto in cui l’invisibile Soumalia Sacko è stato colpito a morte. A seguire gli interventi. Il primo a parlare è Peppe Marra dell’Usb Calabria il quale oltre a ricordare la figura del giovane sindacalista, accenna alle tante forme di razzismo presenti nella società e dure a morire. Tocca, quindi, a Madoufoune Fofana - che quel pomeriggio era presente insieme a Drame Madhier, e alla vittima, presso l‘ex fornace - ringraziare i presenti per la loro partecipazione. Cosa che fa anche, con una punta di commozione, uno de cugini, Bakary Fontana, in rappresentanza della famiglia. L’intervento finale è di Aboubakar Soumahoro anche lui esponente dell’Usb (Unione sindacale di Base), il quale ricorda che “Soumaila, seguendo le orme del padre sindacalista, divenne attivista sindacale al fine di dare voce ai bisogni dei braccianti schiacciati dai giganti del cibo nella filiera agricola. Soumaila - continua - era impegnato nel processo di sindacalizzazione attraverso il quale chiedevamo “un uguale salario per un uguale lavoro” per tutti i braccianti, indipendentemente dal colore della pelle e dalla provenienza geografica, perché eravamo convinti, come lo siamo tutt’oggi, che l’unione dei lavoratori della terra è la via maestra per il successo di questa lotta operaia. Il sindacalista si sofferma anche sulle disparità sociali che ancora oggi sono pane quotidiano e sulle condizioni di schiavitù in cui molti emigrati sono costretti a vivere e ad operare. “Sono convinto - afferma ancora, in un perfetto italiano, Aboubakar Soumahoro – che se Soumaila Sacko fosse tra noi sarebbe oggi al nostro fianco per chiedere giustizia sociale, diritti e dignità per tutti i braccianti, in una prospettiva di solidarietà relazionale, soprattutto in questo contesto di pandemia. Noi, come promesso alla madre di Soumaila Sacko, continueremo a lottare affinché le sue battaglie non muoiano con lui".

La discarica dei veleni. La commemorazione è finita. La gente si allontana a passo lento da questo luogo sinistro circondato dai rovi presenti in ogni angolo. Il nostro pensiero va oltre che alla giovane vittima di due anni fa anche alle oltre 135 mila tonnellate di rifiuti pericolosi, smaltiti per diversi anni, in maniera criminale, in questi terreni. Rifiuti che ogni giorno sprigionano nell’ambiente circostante i loro veleni e le loro schifezze e che potrebbero essere stati causa di più di un tumore. Lo scenario è a dir poco spettrale. A pochi passi lungo la statale 18 - a soli pochi chilometri da Mileto e da Rosarno - nel giorno della Festa della Repubblica tutto sembra normale. Ma è dietro l’apparente normalità di ogni giorno che si nasconde l’inganno.

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